Aprire i confini: pensieri e spiritualità nel lutto. L'esperienza di un assistente spirituale

Il 15 maggio u.s. si è concluso il ciclo di incontri “Bambini e adolescenti a confronto con la perdita” organizzato da FILE sulle tematiche del sostegno al lutto per le famiglie con bambini e adolescenti e per le scuole.

L'ultimo incontro “Aprire i confini: pensieri e spiritualità nel lutto. L'esperienza di un assistente spirituale” ha portato le riflessioni del dott. Guido Miccinesi, epidemiologo ma da diversi anni sensibile all'aspetto spirituale delle persone e impegnato volontariamente in alcuni incontri con persone nel fine vita, dai quali ha raccolto testimonianze e pensieri. Dai suoi studi ed esperienze conferma quanto indicato in linee guida olandesi rispetto all'assistenza spirituale: la spiritualità è una componente importante della persona, durante tutta la sua vita, ne è parte fondante e integrante, perciò chi si prende cura di una persona quando è in difficoltà, deve accogliere e parlare di/con l'aspetto spirituale. Ha ribadito la non sovrapposizione tra religione e spiritualità, la religione è una risorsa che, quando presente nel credo della persona, può essere utilizzata per compenetrare e comprendere meglio la spiritualità di essa. L'assistente spirituale deve essere un ermeneuta della spiritualità, deve avere un ruolo e un riconoscimento sociale, deve mantenere un atteggiamento di autenticità nell'incontro con l'altro facendosi riconoscere anche rispetto al proprio credo. Fondamentali sono l'attenzione all'altro, la capacità d'ascolto, la capacità di stare in silenzio astenendosi dal dare risposta alle domande che la persona pone perchè la risposta deve scaturire dalla persona rispetto al senso che attribuisce alla propria esistenza e/o esperienza di sofferenza: è questo in fondo il compito dell'assistente spirituale. Il servizio dell'assistente spirituale dovrebbe essere contemplato e inserito nell'organizzazione di strutture quali l'Hospice.
È seguita la relazione del dott. PaoloGiovanni Monformoso, antropologo e logocounselor, presidente del SILAE, allievo di Victor Frankl, di cui ha abbracciato la logoterapia. Nell'assistenza spirituale non importa ciò in cui crede l'altro, ma che creda, qualsiasi cosa o dio creda perchè l'importante è avere una fede, avere il coraggio di essere autenticamente se stessi. Per l'assistente spirituale è necessario avere attenzione all'interezza dell'altro, la disponibilità all'altro in opposizione alla superbia.
La situazione peggiore per un essere umano (Cecile Saunders) è quando la vita è priva/privata di senso perchè questo risulta il massimo della sofferenza, perchè rimane solo il dolore. L'aiuto dell'assistente spirituale è far sì che il dolore riesca a sfruttare lo spazio di sofferenza per vivere quel che resta della via. Riuscire ad amare la vita gli altri sé stesso nonostante il dolore, riuscendo così ad innalzarsi al di sopra dei propri limiti, amando ancora nonostante il dolore. Spostare la domanda perchè a me?, che non avrà mai una risposta appagante, verso adesso che è successo questo a me, cosa posso fare per andare avanti per vivere. Il dramma risulta essere più il vuoto esistenziale che non la malattia oltre alla solitudine, l'impossibilità di condividere la propria esperienza esistenziale. Far emergere la possibilità di un ringraziamento alla vita, nonostante tutto il dolore, per quello che comunque ha dato. Bisogna anche acquisire consapevolezza dei propri limiti che possono essere oltrepassati se si procede verso una trascendenza, verso una dimensione spirituale, evitando di continuare a girare nei propri confini alla ricerca del nuovo. Il nuovo è oltre i limiti. L'assistente spirituale deve ricercare insieme alla spiritualità il filo rosso che unisce fatti della vita apparentemente slegati, scoprendone lo scopo, il logos.
Per Victor Frankl era aiutare gli altri a trovare un significato alla propria vita.

A cura di Luciana Coèn

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