Crisafulli un nuovo caso

Nel 2005 Salvatore Crisafulli si risvegliò dal coma, in cui era caduto dopo un incidente stradale avvenuto nel 2003, rimanendo in uno stato di grave disabilità e da allora la sua vita è stata una continua lotta per lui e la sua famiglia, che ormai stremata ha deciso, insieme a lui, di mettere fine alla sua vita recandosi in Belgio.

Da sette anni, ormai, la famiglia Crisafulli è in attesa di un piano ospedaliero personalizzato a casa, promesso ma mai realizzato dagli organi competenti. Questi anni per loro sono stati difficili e la disperazione è sempre andata di più crescendo, anche dopo che un altro dei fratelli Crisafulli, Marcello, è rimasto ferito in un incidente stradale e non può più essere d'aiuto per curare Salvatore.
In questi giorni, però, l'amarezza ha preso forma e l'altro fratello di Salvatore, Pietro, non può far altro che dare sfogo ai suoi sentimenti. "Siamo rimasti soli e non possiamo più aiutarlo, perché Salvatore ha bisogno di aiuto 24 ore su 24. Non possiamo fare altro, ci hanno abbandonati al nostro destino, allora meglio farlo morire: lui è al corrente di questa nostra decisione ed è d'accordo."

Già in passato l'uomo aveva annunciato di "staccare la spina" agli strumenti che tenevano in vita suo fratello seppure si era schierato "per tenere in vita Eluana Englaro". Tuttavia, facendogli notare la cosa, lui respinge il paragone affermando che "la mia non è una battaglia per la morte, ma per la vita. Io farò tutto questo e camminerò con la testa alta perché ho combattuto per la vita di mio fratello. Lui non morirà di stenti, ma se ne andrà via dormendo."

Pietro Crisafulli, non usa mezzi termini e accusa sia la Chiesa che non ha fatto alcunchè per suo fratello, che la politica, dal premier al presidente della Regione Siciliana, di avere promesso senza poi mantenere. "Adesso - dichiara - quando porterò mio fratello in Belgio con un camper il governo dovrà intervenire in extremis, come ha fatto con Eluana Englaro, per salvare la vita di Salvatore."

Nel frattempo il Sen. Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Sistema sanitario nazionale, ha annunciato l'avvio di un'istruttoria sulle condizioni di assistenza di Salvatore Crisafulli, attivando un'ispezione dei Nas dei Carabinieri. "Ho sempre sostenuto - ha affermato il Sen. Marino - che la libertà di scelta rispetto alle terapie, sulla base dell'articolo 32 della Costituzione, deve essere garantita sempre ad ogni individuo nel nostro Paese. Questo significa che ognuno di noi deve avere a disposizione tutte le risorse sanitarie necessarie. A tal fine ho disposto un'istruttoria per verificare che queste condizioni esistano". Rispetto all'annunciata intenzione dei familiari di Salvatore Crisafulli di portarlo in Belgio perché gli sia praticata l'eutanasia, posto che la scelta di quest'ultima mi trova fermamente contrario, mi chiedo - continua il Senatore - se sia stato effettivamente lui a comunicare tale scelta o se non sia frutto solo della disperazione ed esasperazione della famiglia per l'assenza di assistenza che denunciano." Marino, dunque, ribadisce ancora, come in altre occasioni, la propria contrarietà all'eutanasia dichiarando, "Ho sempre affermato il diritto di autodeterminazione e l'opportunità di una legge su testamento biologico in Italia, ma sono altrettanto saldamente contrario all'eutanasia. Inoltre - conclude - credo che se la morte è decisa da qualcun altro non si possa chiamare eutanasia ma piuttosto omicidio."

Su questa vicenda, oltre al Sen. Ignazio Marino, sono intervenuti i Senatori Emanuela Baio, Laura Bianconi, Daniele Bosone, Dorina Bianchi, Claudio Gustavino, Fabio Rizzi e Alfonso Mascitelli, i quali hanno fatto un appello bipartisan affichè il governatore della Sicilia non venga meno alle sue promesse, intervenendo subito per garantire un'immediata assistenza a Salvatore Crisafulli e alla sua famiglia. I Senatori si sono, inoltre, rivolti al Ministro Fazio, "affinchè si sopperisca, se necessario, alle drammatiche carenze della regione Sicilia." Ricordando che mercoledì "nell'approvare la legge sulle cure palliative e sulla terapia del dolore, sono state usate parole di speranza. Vogliamo si passi dalle parole ai fatti. Alle promesse non crediamo più. Le istituzioni devono impegnarsi con determinazione nella battaglia per la vita e la sua dignità, anche nella fase terminale."
Infine tutti insieme si sono rivolti al fratello di Salvatore dichiarando: "non si lasci travolgere dalla disperazione, ma di conservare un briciolo di speranza. Ci impegniamo perchè Salvatore abbia al più presto tutta l'assistenza di cui ha bisogno e diritto. Stiamo agendo, vi terremo informati".

E qualcosa infatti si è mosso in quanto il Ministro Fazio ha risposto all'appello rivoltogli, assicurando di avere parlato personalmente con l'assessore della Regione Sicilia, che dovrebbe agire prontamente.

Anche la Chiesa, comunque, non è rimasta a guardare, difatti, Don Oreste Benzi ha dato la disponibilità per ospitare Salvatore nella propria comunità e fornirgli l'assistenza necessaria per vivere.

A cura della dott.ssa Emilia Uccello

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