Cure palliative il Sud in ritardo rispetto al Nord

Il dolore per la donna non è più un tabù tra le eccellenze della salute femminile premiate con i "Bollini Rosa". Qui la situazione è in grande miglioramento, soprattutto dopo l'approvazione della legge sulle cure palliative lo scorso 15 marzo, e la maggioranza dei reparti ospedalieri in queste strutture è particolarmente attenta alla cura del dolore al femminile: nell'85% la valutazione del dolore è una routine, in otto ospedali su dieci esiste un programma organico di terapia antalgica, in sei su dieci si trova personale dedicato alla gestione e alla prevenzione del dolore.

Si sentono ancora alcune differenze geografiche: le terapie antalgiche sono praticate dall'80% degli ospedali del nord-est contro il 60% delle strutture del sud, dove i comitati "Ospedale senza dolore" sono presenti solo in un caso su due.

Sono questi i risultati di un'indagine promossa da O.N.Da, l'Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna, grazie al sostegno di Mundipharma e di Astellas Pharma, su 97 delle 186 strutture ospedaliere premiate con i bollini rosa nel 2009 e presentata in occasione dell'edizione 2010. All'indagine hanno partecipato 518 primari di reparti di anestesia-rianimazione, chirurgia, oncologia, ortopedia e ostetricia.

"Il dolore annienta, abbruttisce, annulla e spezza la volontà della persona" - afferma la presidente di O.N.Da, Francesca Merzagora -. "Il dolore cronico resta ancora oggi un male invisibile e spesso non riconosciuto, che colpisce circa 12 milioni di donne solo in Occidente. La legge approvata a marzo consente finalmente a tutti i clinici di somministrare farmaci antidolorifici ed oppioidi senza l'utilizzo del ricettario speciale. Ora però è fondamentale che le terapie vengano diffuse. I mezzi per farlo esistono e il nostro impegno sta proprio nel diffondere la conoscenza di queste terapie. Non è un caso" - continua la presidente - "se la cura del dolore è divenuta una caratteristica indispensabile per ottenere il punteggio massimo nelle nostre valutazioni.
In futuro saremo ancora più esigenti, e nel bando 2011 la cura del dolore sarà un elemento indispensabile per entrare a far parte della nostra guida. Proseguirà inoltre lo sforzo dell'Osservatorio per sensibilizzare le Regioni ad applicare la Legge, che da sola non basta, garantendo adeguati finanziamenti per sviluppare programmi di cure antidolore e palliative. I risultati nei 'nostri' ospedali sono comunque confortanti
".

Sono soprattutto i medici dei reparti maternità a ritenere che le donne abbiano bisogno di una particolare attenzione per la gestione del dolore: in un reparto di ostetricia su tre vengono infatti promossi incontri fra le donne per valorizzare e condividere le loro esperienze. Per la terapia del dolore vengono scelti soprattutto i farmaci, antinfiammatori od oppioidi. Le cure non convenzionali, come ipnosi o agopuntura, vengono praticate in circa il 15% dei reparti ospedalieri, con l'eccezione dell'ostetricia dove vengono impiegate in una donna su due. La terapia psicologica di supporto è offerta dal 50% dei reparti, con punte dell'80% in oncologia. "Questo dato" - precisa Francesca Merzagora - "segnala, assieme alle altre terapie cosiddette non convenzionali, che esiste un'attenzione particolare al dolore femminile: molti ospedali stanno cercando di offrire alle pazienti un numero sempre maggiore di strumenti per la gestione del dolore, così da sostenerle in modo completo e non solo settoriale".

"Nell'85% dei reparti" - riferisce Giuseppe Pellegrini, Professore di Metodologia Sociale all'Università di Padova e coordinatore dello studio - "avviene una valutazione del dolore. Esistono differenze tra aree geografiche, ma anche nelle Regioni meno 'attente' la percentuale degli ospedali in cui il dolore viene misurato si aggira attorno al 60%. Anestesia-rianimazione e oncologia sono, per ovvi motivi, i reparti dove si registra la maggior attenzione alla misurazione del dolore; quasi sempre vengono impiegate scale di valutazione e in un caso su due è un infermiere a occuparsene. Nel 50% dei casi, inoltre, i medici raccolgono informazioni sulla soddisfazione delle pazienti per il trattamento del dolore attraverso colloqui o questionari".

In otto strutture ospedaliere su dieci esiste un programma organico di terapia del dolore. Almeno il 70% dei reparti lo prevede, ma di nuovo l'indagine rivela differenze considerevoli fra il Nord e il Sud del Paese: la terapia antalgica, ad esempio, è presente nel 71% dei reparti a Nord-Ovest, nell'81% a Nord-Est, nel 74% al Centro e nel 62% al Sud e nelle Isole. Meno frequente la presenza dei Comitati "Ospedale senza dolore", che si trovano soprattutto al Nord e solo in un caso su due al Sud e nelle Isole. In queste stesse aree geografiche si riscontra il più alto numero di ospedali che non hanno attivato programmi di formazione per il personale nell'ambito della terapia del dolore, che invece vengono seguiti da medici e infermieri nel 73% degli ospedali del Nord-Est.

"Almeno sei ospedali su dieci - riprende Giuseppe Pellegrini - "hanno personale dedicato alle gestione del dolore nelle attività di prevenzione e cura e in molti centri sono state attuate iniziative per facilitare la conoscenza di questo tema: una struttura su tre, ad esempio, organizza incontri con specialisti e medici di base per le pazienti, soprattutto nei reparti di ostetricia; i colloqui telefonici sono preferiti nel 55% dei casi, ma si arriva anche all'80% nei reparti di oncologia, dove in un caso su due alle pazienti viene proposto anche l'utilizzo di diari per monitorare il dolore. Pochissimi, invece, dal 2 al 6% , i reparti dove alle pazienti vengono consegnati materiali audiovisivi per informarle e aiutarle nella gestione del dolore. I reparti maternità sono quelli in cui i medici sono più convinti della necessità di avere particolare attenzione alla comunicazione con le pazienti nell'ambito della terapia del dolore: l'82% dei primari di ostetricia ritiene opportune strategie di comunicazione specifiche, mirate alle esigenze femminili. Negli altri reparti tale bisogno non sembra invece molto sentito, in parziale contraddizione con l'opinione della maggioranza dei medici, secondo cui ci sarebbe un'effettiva specificità nella percezione del dolore da parte delle donne".

Fonte: Asca

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