Domande sulla legge belga che autorizza l’eutanasia anche per i minori

Segnaliamo un intervento del Dott. Andrea Lopes Pegna in merito alla legge belga che autorizza l’eutanasia anche per i minori.

Così parla Salvatore Natoli riguardo al problema della morte nella nostra società «[…] È da aggiungere che viviamo in una società che nasconde la morte. Un tempo, nelle società rurali o anche cittadine, ma non ancora metropolitane, la morte era un fatto pubblico: era uno stringersi insieme per colmare un vuoto, per ritessere con rafforzati legami la trama interrotta della vita. Oggi la morte è rimossa. La nostra è una società del “fitness”, che mostra sempre immagini di vita giovane e bella quasi non si dovesse mai morire. Si è così prodotto un immaginario di bellezza che per essere persuasivo deve far scomparire ogni minimo soffrire. Di contro, la morte è esibita senza alcun pudore e con il massimo di volgarità. Abbiamo una sorta di apoteosi del macabro, in cui, per lo più, la morte di cui si mostrano le immagini e di cui si coltiva l’immaginario è soprattutto la morte inflitta, evocata attraverso il delitto e che, per tal via, diviene un buon argomento per sceneggiare “fiction”.»(1). Come è quindi possibile solamente minimamente pensare, specialmente in un mondo come il nostro, che un minore, anche se gravemente sofferente per una malattia che lo porterà presto alla morte, possa avere l’idea della propria morte, dato che, al massimo, potrebbe forse pensare alla morte vista in TV di altri bambini sfortunati che muoiono in Paesi dove esiste il problema della fame o della guerra? Come può avere l’idea della propria morte la mente di un bambino che ha il proprio spirito rivolto essenzialmente alla reale possibilità di superare il prima possibile lo stato della sua attuale sofferenza? Personalmente penso quindi che sia assurdo ritenere che la legge sull’eutanasia, approvata recentemente in Belgio, preveda che questa possa essere applicata anche al minore che ne faccia specifica richiesta, volontaria e consapevole. Adriano Sofri nel suo editoriale su La Repubblica così scrive: «[…] Fra i medici e gli psichiatri fautori della legge, si sottolinea che «in casi di morte prossima, i minori sviluppano velocemente un forte livello di maturità». Orrendo lessico e constatazione ragionevole, ma lo è anche l’opposta, e non solo per i minori, che l’incombenza della morte sconvolga i criteri ordinari di maturità.»2. Come non può non sconvolgere i criteri ordinari di “maturità” di un minore la comunicazione, verbale o non verbale che sia, che è ammalato di una malattia che lo porterà presto a morire, quando l’idea di morte è cosi lontana da lui (ammesso poi che i genitori, o altri, trovino la forza di far capire al bambino che sta morendo)? Altro caposaldo della legge approvata in Belgio è che il minore patisca sofferenze che non possono essere lenite in nessun modo, ma, allora, che fine ha fatto la medicina palliativa che, tra l’altro, ha anche nel suo armamentario la sedazione cosiddetta palliativa, che riesce appunto a lenire ogni sofferenza? Sempre Adriano Sofri conclude così il suo contributo parlando di “responsabilità” che ognuno di noi deve avere nell’affrontare tematiche come queste: «[…] Una posizione come questa (astensione dal giudizio), che può sembrare opportunista o addirittura vile — si può essere vili del resto, e indietreggiare, di fronte a responsabilità simili — costringe al contrario, una volta che si accetti di misurarsi davvero con i problemi di vita e di morte, e di non affidarsi alle spalle coperte dei principi assoluti né al commento estemporaneo di scelte altrui, a conoscere la questione e riconoscere se stessi. E ammettere che tanti di noi, quasi tutti noi, alla fine, più o meno da vicino, li affrontiamo già questi problemi, e quello che le leggi regolano o ignorano non è quasi mai la soluzione, e molto spesso l’ostacolo. Dove la legge si ritira, resta il campo alla brutalità o alla compassione. Affare nostro, di ciascuno di noi»(2). Proprio perché è indispensabile essere “responsabili” non solo nel confronto di “ciascuno di noi”, ma soprattutto nei confronti degli altri, per essere veramente dalla parte del bambino sofferente, è assolutamente onesto e necessario essere sicuri che leggi come quella approvata in Belgio non scaturiscano più che dalla necessità di eliminare per sempre al bambino sofferenze non lenibili, dalla nostra incapacità di poterlo assistere nella sua sofferenza.
Emmanuel Lévinas così scrive «[…] Kol Israèl arévim zé lazé, “Tutti in Israele rispondono di tutti” significa: tutti gli aderenti alla Legge divina, tutti gli uomini veramente uomini sono responsabili gli uni degli altri.»(3)

Da un intervento personale al Filo Diretto della trasmissione Prima Pagina, 13 febbraio 2014(4)

1)Per un pensiero del finito. Intervista a Salvatore Natoli di Carlo Crosato. http://ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/files/2014/01/Per-un-pensiero-del-finito-intervista-a-Salvatore-Natoli-_-Carlo-Crosato.pdf
2)A. Sofri. La legge shock del Belgio eutanasia anche per i bambini. http://www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/mondo/2014/02/14/news/la_legge_shock_del_belgio_eutanasia_per_i_bambibi-78564051/?ref=search
3)Uccidere i bambini. La commissione per le malattie genetiche ed ereditarie. http://www.olokaustos.org/argomenti/eutanasia/eutanasia4.htm
4)E. Lévinas, Il patto in L’aldilà del versetto. Guida Ed. 1986
5)RaiRadio3 Prima Pagina del 14/2/14 – Filo diretto con Mauro Meazza http://www.rai.tv/services/download.jsp?path=http%3A//www.radio.rai.it/podcast/A45592046.mp3&name=PRIMA%20PAGINA%20del%2014_02_2014%20-%20Filo%20Diretto&est=mp3

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