Fine vita no dei medici alla legge

Su Il Corriere della Sera del 14 giugno la giornalista Margherita De Bac, ha riportato l'opinione dei medici sulla legge relativa al testamento biologico che la Camera vorrebbe discutere prima delle ferie estive.

Di seguito riportiamo l'articolo.

ROMA — Non piace ai medici la legge sul testamento biologico che la Camera dovrebbe cominciare a discutere prime delle ferie estive. «Invadente e poco rispettosa dell’alleanza che sempre deve esistere tra chi cura e chi viene curato», la liquida Aristide Paci, che ha coordinato il lavoro istruttorio su un appro-vato ieri a larghissima maggioranza dal consiglio della Federazione degli Ordini provinciali (Fnomceo). E’ il risultato di una riflessione svolta all’interno e all’esterno dell’associazione professionale che conta 360 mila iscritti. La bocciatura è stata votata da 85 presidenti, su 97 presenti al congresso di Terni. Cinque i no (fra i quali quelli espressi dall’Ordine di Bologna), 7 gli astenuti.

Prima della votazione Paci aveva riassunto i temi critici. I medici ribadiscono «forti perplessità sul trasferimento di principi etici in norme legislative », auspicano che «in tempi brevi si concluda l’iter parlamentare con un testo leggero e non invadente e dichiarano «l’assoluta contrarietà a qualsiasi soluzione che incrini il nostro rapporto col cittadino ». Principio già contenuto nel Codice deontologico. In conclusione «no a una legge che limiti libertà, indipendenza e competenza del medico e che comprima i diritti fondamentali della persona ».

Il testo finale ripercorre questa linea nella sostanza e scende nei dettagli. Precisa il presidente Fnomceo Amedeo Bianco: «Le norme sul testamento biologico dovrebbero essere ricondotte a un diritto mite. Un diritto che si limiti a definire la cornice di legittimità giuridica sulla base dei diritti della persona costituzionalmente protetti, senza invadere l’autonomia del paziente e del medico».

In pratica indicare linee generali senza definire quali terapie possono rientrare tra le dichiarazioni anticipate di volontà. Idratazione e alimentazioni artificiali vengono considerati dalla legge sostegno vitale, dunque ne viene proibita la sospensione. Per la Federazione invece se l’idratazione può rientrare in questo quadro «caritatevole», la nutrizione «è invece un atto medico perché viene gestita da sanitari e è subordinata a informazione e consenso consapevole ».

Il documento chiede che «vengano definite le condizioni per cui le volontà hanno il valore giuridico ed etico di espressione di una persona capace», insiste sulla necessità di meglio definire la figura del delegato-fiduciario e di prevedere per tutto il personale sanitario il diritto all’obiezione di coscienza. E domanda che venga previsto che «gli atti commessi o omessi dai medici in osservanza delle volontà giuridica¬mente valide del paziente, escluse quelle eutanasiche o di assistenza al suicidio, li esonerino da responsabilità civile o penale». Viene ritenuta indispensabile la creazione di un Osservatorio nazionale sui comportamenti di fine vita. Per quanto riguarda gli stati vegetativi «le condizioni di irreversibilità» devono essere descritte in rigorosi protocolli diagnostici e prognostici nazionali.

La data del secondo round della legge alla Camera non è ancora stata fissata. Si comincerà dalla Commissione Affari Sociali, presieduta da Giuseppe Palumbo, Pdl. Ma se ne riparlerà in autunno. Non è ancora stato identificato il relatore (in Senato era Raffaele Calabrò, Pdl). In corsa ci sarebbero Nino Di Virgilio e Melania De Nichilo Rizzoli (ex Forza Italia), Carlo Castellani (ex An) e per la Lega Massimo Polledri.

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