Gran Bretagna: non mettere a rischio la vita dei più deboli

Il suicidio assistito non dovrebbe essere legalizzato per proteggere i più deboli. Questa la tesi che Cristina Odone, scrittrice cattolica e membro dell'influente think-tank conservatore, porta avanti nel suo report pubblicato sul Centre for Policy Studies.

In questo rapporto, "Suicidio assistito: ecco perché gli intellettuali chiaccheroni sbagliano", Cristina Odone:
- condanna il consumismo d'élite stridente che sta giocando sulle nostre paure di morte e il morire per chiedere la legalizzazione del suicidio assistito
- sostiene che sono le persone più vulnerabili - i malati, i deboli, gli anziani - che possono essere oggetto di manipolazione da parte degli altri
- formula proposte che migliorerebbero la qualità della vita per coloro che sono vicino alla morte

La Odone attacca coloro che parlano "in astratto" di autodeterminazione. Nella sua tesi, che poi ricalca quella della Chiesa cattolica, afferma che la legalizzazione creerebbe una categoria inferiore di cittadini che verrebbero costretti al suicidio. Anziani, emarginati e diversamente abili verrebbero considerati, secondo Odone, "pesi di cui sbarazzarsi".

"Legalizzare il suicido assistito e l'eutanasia metterebbe in serio pericolo coloro che sono socialmente emarginati. Dobbiamo resistere ad ogni tentativo di modificare la legge. Il suicidio di persone anziane, con handicap, malate di mente oppure malate terminali verrebbe considerato come una soluzione naturale, normale ed anche attesa."

In realtà, fa notare Sarah Wootton dell'associazione Dignity in Dying, in tutti i luoghi dove è stata legalizzata l'eutanasia o il suicido assistito, chi usufruisce di queste pratiche è un numero limitato di individui e non riguarda mai categorie di persone definite deboli. Chi usufruisce dell'eutanasia è generalmente una persona con un livello di istruzione e di agio economico superiore alla media. Inoltre, spiega Wootton, le persone deboli sono maggiormente a rischio di abuso laddove la legge, invece di regolamentare e portare alla luce del sole, incentiva la clandestinità.

A Odone risponde anche il filosofo Mary Warnock in un articolo sul quotidiano The Guardian:

"Credo che la legge sull'omicidio debba essere modificata. Chi ha tolto la vita al marito o alla moglie malata o li ha portati in Svizzera per compassione, dovrebbe esserci la possibilità di difendersi viste le circostanze. Quando fu fatta questa proposta alla Camera dei Lord, tutti gli avvocati del parlamento erano favorevoli. Poi i vescovi hanno affossato la proposta. Non riesco a capire come possa una persona che si dice cristiana non avere una visione differente della morte. Se davvero e sinceramente crede che vi sia la vita eterna dopo la morte, non si potrebbe vedere la morte un po' meno seriamente?
Io ho fatto il testamento biologico. Se mi viene una polmonite e prendo un'infezione grave quando sono anziana, non voglio che mi siano somministrati antibiotici. E ho scritto che se avrò un attacco di cuore o qualcosa di simile, non voglio essere rianimata. Credo che tutti dovrebbero fare un testamento biologico a meno che non vogliano essere tenuti in vita indefinitivamente
".

Clicca qui per leggere il lavoro di Cristina Odone.

Tavola rotonda: "Come si muore in Toscana"Rosalia LombardoLa sfilataLa scienza e la filosofia della vitaRedipuglia - Sacrario MilitareArs MoriendiCripta dei tre scheletriContributo artistico