Il dolore inutile. La pena in più del malato

Autore: 
Sergio Zavoli
Anno: 
2001
Casa Editrice: 
Garzanti

L' idea del libro nasce da un'esperienza vissuta dall' Autore stesso. Suo padre, volontario nella Grande Guerra, torna a casa con un aneurisma all'aorta. Si tratta di una patologia gravemente invalidante, non operabile con i mezzi disponibili all'epoca. Per tutta la vita l'uomo sarà afflitto da periodici dolori, talvolta molto forti; il suo stato di salute condiziona inevitabilmente la vita di tutta la famiglia.

Per lenire il dolore, il medico prescrive al malato un farmaco a base di morfina, da assumere periodicamente, con la severa raccomandazione che egli “si guardi bene dagli abusi” (pagina 8). Due sono le ragioni che giustificano le parole del medico: innanzitutto la concezione cattolica del dolore come punizione e redenzione dei peccati; e la convinzione, errata ma ancora oggi viva in ambito medico, che i farmaci a base di oppiacei in generale e la morfina in particolare possano creare dipendenza.
Da questa esperienza, Sergio Zavoli ha tratto spunto per una profonda riflessione sul dolore e sul senso che questo ha assunto nella società occidentale nel corso dei secoli.
Alla riflessione l' Autore ha affiancato lunghi ed accurati studi: ha unito ad una ricerca filosofica e storica, l' indagine sulla pratica medica, poiché “...come ha osservato Montaigne, la filosofia non cura né il dolore né la morte” (pagina 11). La medicina deve avere parte attiva nel lenire il dolore.
Nella società contemporanea, c' è una malattia in particolare la quale costringe l'intero personale sanitario ad affrontare adeguatamente la questione del dolore fisico ed emotivo nei pazienti. Si tratta del cancro. Nei malati terminali, il dolore diventa esso stesso una patologia da curare in maniera adeguata, con l'attuazione di un piano terapeutico appositamente preparato.
L'uso di medicinali derivati da oppiacei e la morfina in particolare, hanno grande importanza negli stati esteri per quanto riguarda la cura del dolore. In Italia purtroppo, benché la resistenza verso tali farmaci sia diminuita rispetto ai primi decenni del XX secolo, personale medico e rappresentanti ecclesiastici sono ancora restii al loro utilizzo. Ciò che non è cambiato, sono le motivazioni, le stesse di cento anni fa.
Eppure è stato confermato da molti ricercatori di fama mondiale come la morfina non crei dipendenza alcuna in pazienti dimessi dall'ospedale, se non in casi di precedenti stati psicologici già alterati per motivi diversi dalla malattia curata.
Ed anche nel modo cattolico molte sono state le aperture agli analgesici, anche ai più forti. Basti pensare alle parole che Pio XII rivolge ai medici negli anni '60 del secolo scorso ed alle dichiarazioni ed agli atti di Giovanni Paolo II durante il suo lungo pontificato. Tali eminenti figure hanno aperto le porte agli oppiacei per il lenimento e la cura del dolore, poiché questo, se non sopportato da un animo predisposto alla sofferenza, può distogliere il malato dalla ricerca del significato della propria vita e della propria morte. Perché, “se il dolore è un tunnel, lungo e misterioso, è un reato d'omissione scientifico e umano – oltre che una responsabilità civile, sociale e culturale – lasciare che quanti lo attraversano vi siano prima irrimediabilmente costretti, e poi lasciati quasi sempre con la più atroce delle sofferenze” (pagina 16).
Secondo Zavoli, il dolore come patologia va adeguatamente curato, come qualsiasi altra malattia. Per far ciò, bisogna formare il personale medico e sanitario in maniera adeguata, già nelle università, all'utilizzo di sostanze analgesiche. E bisogna anche riformare la burocrazia italiana, resa eccessivamente lenta da insensate leggi riguardo la prescrizione di oppiacei.
Le interviste raccolte nel volume, rappresentano una parte importante della ricerca dell'Autore. Nelle pagine del libro, egli dialoga con varie eminenti figure professionali – medici (tra i quali gli oncologi Dino Amadori, Umberto Veronesi e Vittorio Ventafridda), psicologi, psichiatri e neuropsichiatri (Giovanni Bollea), filosofi (Maria Moneti Codignola e Salvatore Natoli), esperti e specialisti in terapia del dolore (Katlheen Foley) – italiane e straniere, allo scopo di fornire al lettore un quadro il più chiaro possibile su modo di curare il dolore, sia all'estero che in Italia.
Da queste interviste, nasce un'immagine del sistema sanitario nazionale italiano non molto positiva, anche se in netto miglioramento negli ultimi anni.

Autore recensione: 
Giacomo Alpini
Voto: 
7
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