Il furto

Riportiamo di seguito una riflessione dell prof. Andrea Lopes Pegna, che ci fa riflettere su ciò che spesso viene negato e sottratto ai malati sotto l'egida del "fin di bene".

Il Sig. “X*” ha subito un furto; non si tratta del furto di beni avvenuto da parte di ladri entrati nella sua abitazione, ma del furto subito da parte dei figli e dell’oncologo che gli hanno negato la corretta informazione di cui aveva diritto sulla neoplasia polmonare di cui è affetto. Non solo gli è stato negato, naturalmente a fin di “bene”, che è ammalato di cancro ma gli hanno anche detto che i farmaci che sta utilizzando (chemioterapia) servono per curare una malattia non oncologica. Siamo sicuri che i figli e i medici gli facciano del “bene”? Non credo proprio! non fosse altro per il motivo che sicuramente il Sig. “X” ha già capito che ha un tumore e il fatto di avere intorno a sé persone che gli nascondono la verità, sicuramente lo preoccupa più del dovuto. Nessuno riesce a vivere con empatia la sua sofferenza e Luigi non può quindi affrontare l’ultima parte della sua vita in un rapporto di sincerità con i suoi cari e non può essere messo in grado di pensare e organizzare insieme a loro il suo futuro.
Ma che fine ha fatto l’autonomia decisionale del paziente? Che fine ha fatto il consenso informato ad eseguire terapie e il consenso a comunicare ad altri (in questo caso i propri figli) la diagnosi della propria malattia?
Fa riflettere a questo riguardo che il nuovo Codice di Deontologia Medica recentemente approvato dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, come prontamente ha fatto notare il bioeticista Prof. Sandro Spinsanti, rispetto a quello del 2006, faccia scomparire la parola “autonomia decisionale della persona ammalata” (art. 6 e art. 38) e la parola autonomia rimanga solo a indicare l’autonomia professionale del medico. Non solo, sempre nell’art. 38, che affronta il tema delle Direttive Anticipate di Trattamento non viene più scritto come nel 2006 che il medico “deve attenersi alla volontà” liberamente espressa della persona di curarsi e deve agire nel rispetto della sua dignità, ma nell’ultima versione del 2014 si enuncia solamente che il medico “tiene canto” delle dichiarazioni anticipate di trattamento espresse in forma scritta, sottoscritta e datata da parte di persona capace”. Evidenti sono quindi i passi indietro che sono stati fatti non solo per la crescita del rapporto medico-paziente, ma soprattutto per la crescita civile del nostro Paese.
Non deve quindi meravigliare il furto subito dal Sig. “X”, furto che purtroppo non rappresenta un episodio isolato ma che continua a riproporsi. Forse perché nel nostro Paese non si parla mai di “cancro” ma solo di “lunga malattia” o di “malattia incurabile” confondendo tra l’altro il prendersi cura della persona ammalata con la possibilità della guarigione, che, purtroppo per tante malattie non si realizza?

*Il Sig. “X” ha un Nome e Cognome, ma per non arrecare alcun danno a lui o ai suoi figli preferisco mantenere l’anonimato

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