Il Punto di Ascolto per infermieri stranieri

Autore tesi: 
Vanessa Codella
Anno accademico: 
2011/2012

Nel 2006 una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato che 57 Paesi al Mondo, 36 dei quali in Africa, si sono trovati a fronteggiare una grave carenza di personale sanitario formato e adeguatamente supportato. Uno dei fattori scatenanti di tale crisi è senz’altro il reclutamento internazionale di operatori sanitari da Paesi in via di sviluppo. Il 21 Maggio 2010, la 63° Assemblea Mondiale della Sanità ha adottato un nuovo Codice di Condotta dell’O.M.S. per il reclutamento internazionale del personale sanitario. L’accordo stipulato fra i Ministri della Sanità prevede il blocco del reclutamento di operatori sanitari da Paesi in via di sviluppo, salvo nei casi in cui esistano intese per la tutela della forza lavoro del settore sanitario e per la fornitura di assistenza tecnica e finanziaria a favore di tali Paesi, impegnati nel consolidamento dei loro sistemi sanitari ( Reality Check, Azione per la salute globale 2010). Nonostante quanto detto dal O.M.S. in Italia ci troviamo comunque a fronteggiare un flusso migratorio di infermieri provenienti da altri Paesi. Sulla base dei dati derivanti dal Collegio I.P.A.S.V.I. di Firenze, ad oggi vi sono iscritti 624 infermieri stranieri (Tab.n°1). Il personale infermieristico iscritto regolarmente al Collegio è un insieme di multiculturalità, sono persone provenienti da ben sei Nazioni diverse. Spesso gli infermieri che arrivano così in Italia hanno già un posto di lavoro, uno stipendio e a volte anche un alloggio. Da questa situazione è nato un mercato del lavoro ambiguo, contraddistinto da ampia discrezionalità da parte delle agenzie stesse. Ne deriva che gli infermieri in questione si trovano in condizione di fragilità, a volte dipendono dall’agenzia all’arrivo e spesso questo rapporto si protrae. Dalla presa visione di questo scenario Italiano nacque la proposta del Collegio I.P.A.S.V.I. di Firenze di istituire il Punto d’ ascolto per infermieri stranieri. Questo centro d’ascolto nasce in un momento molto particolare della vita sociale italiana e vuole dimostrare la disponibilità a facilitare la soluzione dei problemi che riguardano: difficoltà in ambito lavorativo, difficoltà nello scegliere percorsi adeguati e per i problemi che riguardano l’iscrizione al Collegio. Il Punto d’ascolto non serve solo come supporto tecnico, ma dà la possibilità di identificare i bisogni dei professionisti stranieri, in modo da poter migliorare il loro ingresso nella professione. Le caratteristiche che emergono da questa ricerca definiscono le sembianze dell’ infermiere straniero medio in Firenze che sono: donna dell’ est Europa, con età riferibile tra i 30 e 40 anni, arrivata in Italia autonomamente. Si è laureata o diplomata nel proprio Paese, si è inoltre integrata perfettamente,
instaurando rapporti di fiducia con i colleghi italiani. Nella maggior parte dei casi ha trovato lavoro come infermiera nel settore della Sanità privata. Le difficoltà emerse dai vissuti delle persone sono di tipo comunicativo relazionale, l’ostacolo più grande stava nell’ imparare la lingua italiana e nell’abbattere i muri creati dalla diffidenza e dalla non conoscenza dello straniero. Sono pochi quelli che si sentono trattati diversamente da un infermiere italiano e comunque il problema principale è il pregiudizio. La sfiducia nel diverso tende in genere a risolversi lavorando insieme e conoscendosi. Nel complesso, gli infermieri stranieri intervistati sono soddisfatti di vivere qui: molte, vista la prevalenza femminile, si sono costruite una famiglia. In buona misura dichiarano di sentirsi realizzati nel lavorare in un Paese come il nostro, e sono contenti di abitare qui. Per molti di essi, l’iscrizione al Collegio è vista come una tappa fondamentale per la propria professione, ritengono infatti che sia una forma di aggregazione e di rappresentanza. Questo è il quadro generale che rispecchia l’identikit dell’infermiere straniero in tutta Italia. Nell’Unione Europea l’immigrazione è un fenomeno in forte sviluppo che ha assunto proporzioni importanti. Tra gli elementi chiave dell’unificazione europea e della migrazione è inclusa la libera circolazione dei lavoratori, che assume caratteristiche diverse secondo la legislazione dei vari Paesi. In Italia gli infermieri, per una serie di cause derivate da scelte politiche e formative, sono diventati insufficienti al fabbisogno Nazionale, con un conseguente reperimento di infermieri dall’ estero. Per quanto riguarda il fenomeno dell’ immigrazione l’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia la negatività di tale aspetto invitando a contenere i flussi migratori dei professionisti sanitari, mirando a sostenere politiche volte alla formazione in loco, alla valorizzazione del ruolo professionale e sociale degli infermieri e delle altre figure sanitarie. Questo perché privare i Paesi poveri di risorse sanitarie non è una strategia né efficace, né vincente. Sguarnendo le realtà più deboli di risorse professionali ed umane si crea un effetto domino: vale a dire che l’infermiere di un Paese povero emigra verso uno ricco e il suo posto verrà così occupato da un infermiere che proviene da un Paese ancor più povero, provocando un ulteriore peggioramento delle condizioni sanitarie. Lo scenario Europeo descritto precedentemente apre le porte all’ ingresso di nuovi professionisti, stranieri, in Italia e nel resto del Mondo. Dalla presa visione di questa situazione nacque l’apertura del Punto d’ascolto per infermieri stranieri, presso il Collegio I.P.A.S.V.I. di Firenze. Questo centro ha come obbiettivo quello di essere “il primo contatto con i futuri colleghi”, che funzioni come supporto tecnico per migliorare l’ ingresso nella professione infermieristica a Firenze. Questo perché per far si che l’assistenza infermieristica funzioni si dovrebbe integrare le conoscenze degli infermieri italiani con quelle degli altri. Sono convinta che gli “infermieri migranti” rappresentino una grande ricchezza per i cittadini e per la professione in una società sempre più multiculturale, un’occasione per costruire una globalizzazione diversa dove al centro ci sono i bisogni comuni di salute a tutti i cittadini del Mondo.

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