Importante è nascondere la parola “cancro”

Claudio Abbado e Carlo Mazzacurati sono morti dopo una “lunga malattia” col dispiacere di tutti coloro che li amavano e li ammiravano. Ma perché si parla di “lunga malattia” e non di cancro? Se fossero morti di infarto o di ictus cerebrale non ci sarebbero stati problemi nell’identificare chiaramente la loro vera causa di morte.

Avviene oggi da parte dei media (giornali, radio, tv), nei confronti del cancro, lo stesso meccanismo che una volta avveniva per la tubercolosi che veniva chiamata “il male sottile” o “la malattia specifica”. Forse non dobbiamo associare la parola cancro alla parola morte perché si potrebbero così contrastare i messaggi che “ormai di cancro oggi si guarisce!” (vedi il titolo della recente pubblicazione di Gianni Bonadonna “Il tumore non è un nemico imbattibile”, 2013 o quella di Umberto Veronesi “Il primo giorno senza cancro. Le battaglie che abbiamo vinto e quelle che vinceremo”, 2012). Si deve parlare solo di male che può essere vinto grazie al potere della tecnica medica e quindi grazie alle capacità dell’uomo e non di male che porta alla morte, che ribadisce invece la finitezza dell’uomo, anche se un 1/3 delle morti in Italia sono ancora dovute a cancro (dati ISTAT 2009)?

Andrea Lopes Pegna

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