Infermieri e qualità di vita in area critica

A Riva del Garda dal 14 al 16 novembre 2012 si è tenuto il 31° Congresso Nazionale Aniarti (associazione nazionale infermieri in area critica) dal titolo "Infermieri e qualità di vita in area critica. Competenza, tecnologia, procedure, efficienza, risorse, relazioni, politica, diritti, etica, utopia". Di seguito quanto espresso al convegno da parte dei membri dell'Aniarti e la mozione conclusiva di questo.

ANNUNCIO

Come cittadini abbiamo la grande preoccupazione di partecipare al recupero urgente del senso della comunità del nostro Paese.
La questione civile si impone. Da decenni, perfino elementari regole di convivenza sono vilipese e considerate con sempre minori freni e scrupoli, esclusivamente impedimenti agli interessi personali. La società civile è l'ambito di esercizio di queste regole, che sono l'unica garanzia di accesso ai diritti; chi le vive, le difende o ne pretende il rispetto non può essere dileggiato o considerato un idealista fuori dal tempo.
I luoghi e le situazioni dentro cui, da infermieri, viviamo chiedono una svolta radicale e generalizzata. Non siamo sordi.

Con il congresso Aniarti del 2013, lanciamo una sfida a noi stessi innanzitutto, cittadini professionisti dell’assistenza. Vogliamo evidenziare come responsabilità, passione civile, intelligenza e creatività, cambiano il nostro Paese dal basso.
Non aspettiamo soluzioni: le pensiamo, le proponiamo, mostriamo quelle che abbiamo già attuato e che, pur essendo dei fari, sono sempre tenute coperte, considerate poca cosa.
E lo diremo al Paese. Troveremo il nostro modo di farci ascoltare.

La questione civile è una constatazione realistica sulla nostra storia recente e un’esigenza che fonda una speranza: ricostruire le relazioni dalle basi: giustizia, equità, pari dignità, solidarietà verso tutti, misura.

La funzione dell’assistere è da sempre l’espressione delle società avanzate, coese, inclusive.
L’assistere deve manifestare il peso della propria essenza in termini di esigenza e capacità di cambiamento e di nuovo avanzamento.
E’ un’operazione culturale, che determina qualità di vita, struttura sociale ripensata, economia ri-finalizzata, benessere nuovo che è prima di tutto bene-vivere…
Gli infermieri devono recuperare rapidamente la propria responsabilità nella storia e nelle società. L’alternativa sarebbe contribuire indirettamente al degrado delle relazioni e dei valori fondanti.

Significativa anche l’esperienza storica dell’attribuzione al femminile l’assistere ed invece al maschile il governare, con le analogie nelle figure professionali che assistono e il ruolo solo subalterno loro concesso nella nostra società. Gli esiti che constatiamo sono parte del problema di fondo. E’ chiara la necessità di una maggior incidenza del femminile e di un minore condizionamento del maschile.
La reinterpretazione delle competenze, come delle procedure, delle caratteristiche, della valenza e dei limiti delle cure, fino all’organizzazione dei servizi per la salute, sono – dovranno essere – un passaggio obbligato per i professionisti della salute, in modo particolare per gli infermieri, per corrispondere al proprio mandato etico e contribuire, insieme, al nuovo futuro comune.

La strada è lunga, ma sembra molto condivisa e chiaramente tracciata per gli infermieri.
A partire dall’area critica possiamo e dobbiamo indicare obiettivi coraggiosi ed improrogabili.

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Programma Congresso
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MOZIONE CONCLUSIVA

L’Aniarti, a conclusione del 31° Congresso Nazionale dal titolo “Infermieri e qualità di vita in area critica”, in cui sono stati presentati molti approfondimenti di infermieri, con il prezioso contributo di autorevoli personalità di varie discipline ed esperienze ed in cui si è sviluppato un ampio dibattito su molte problematiche inerenti la qualità di vita in area critica,

esprime la propria posizione, rispetto a questi temi, che ritiene di assoluta priorità sia per la professione infermieristica che per i cittadini ed i loro rappresentanti ai vari livelli.

Gli infermieri dell’Aniarti – Associazione nazionale infermieri di area critica – propongono alcune considerazioni ed alcuni impegni concreti.

Osservano UN CONTESTO nel quale, la comunità a cui apparteniamo ha superato da tempo il livello della sopravvivenza e prosegue nella ricerca della qualità in ogni ambito e contingenza.
La qualità viene perseguita in termini di sicurezza, servizi, efficienza, ambiente, relazioni;

IN AREA CRITICA hanno luogo le applicazioni di teorie e tecniche innovative, che, pur con finalità positive, di fatto manipolano la vita e la morte dell’uomo.
A queste applicazioni è sempre connesso il rischio dell’insuccesso e della sofferenza, ma aprono la possibilità ad una nuova qualità, questo rappresenta la sfida della ricerca e delle capacità dell’uomo, da cui può emergere un’umanità maggiormente attenta alla propria essenza..

Per la prima volta nella storia, il passaggio da una morte solo constatata alla morte dichiarata è stato riconosciuto legittimo.
Ciò ha significato che l’uomo si attribuisce la responsabilità del controllo della vita stessa, superando la precedente indiscutibilità dei processi naturali o di convincimenti religiosi consolidati.

Il processo della fine della vita è imprescindibile dalla qualità perché le conseguenze dei trattamenti sanitari spesso conducono a condizioni ulteriormente problematiche, per le quali non abbiamo ancora risposte. Al diritto della dignità personale, va coniugato il diritto della qualità possibile, nella fase conclusiva di ogni vita.

IL CAMBIAMENTO vede indispensabile, dopo l’esaltante epoca storica dell’estensione universale del diritto, un’ innovativa concezione del dovere, inteso non come sottomissione, ma come opportunità soggettiva di contribuire al bene comune.

E’ necessario utilizzare razionalmente le risorse, in una visione non esclusivamente ragionieristica, ma al fine di perseguire con equità la migliore qualità di vita praticabile nei contesti avanzati come l’area critica. Ciò manifesterebbe in modo inequivocabile un orientamento verso un’umanità fondata sulla relazione, l’interdipendenza, la solidarietà universalistica, e dall’altra eviterebbe le ingiustificabili pretese di dover garantire una malintesa libertà individuale assoluta, svincolata dal dovere della partecipazione.

Parlare di qualità di vita, significa coniugare Ricerca, Tecnica e Normalità della vita stessa , in contesti specialistici avanzati, come l’area critica. La dimensione relazionale e collaborativa richiede l’osmosi e la complementarietà delle esperienze umane, che sono normalità ed eccezionalità in co-evoluzione. Sarà pertanto l’insieme, pienamente consapevole, di persone normali e di specialisti, a costruire l’umanità futura e già esigita.

GLI INFERMIERI sono consapevoli di tutto ciò e pur riconoscendone la complessità invitano a considerare che, garantire qualità di vita, significa adottare un’idea progredita di salute e di vita non solo biologica.
Questo significa assunzione della responsabilità in tutte le scelte operative, atte a realizzare una tale vita, finalizzata a livelli sempre più elevati di UMANIZZAZIONE.
Da questa progettualità nessuno può esimersi, ciascuno dalla propria posizione; sia nella semplice quotidianità, che nei problematici contesti della complessità e della drammaticità.

Gli infermieri di area critica sono attivi in prima persona rispetto a situazioni estreme, affrontano spesso problemi totalmente nuovi, assistono persone che sopportano interventi con conseguenze devastanti e che vivono il dramma della propria possibile morte imminente o della più compromettente inabilità.
La piena consapevolezza del ruolo esercitato e di quello a cui tendere in un contesto di tale pericolosa delicatezza, è irrinunciabile per la ricerca costante di riuscire a garantire una vita di qualità.

Gli infermieri, responsabili di assistere le persone, sono interpreti attenti di che cosa significhi oggi, qualità della vita in area critica;

evidenziano il forte ritardo culturale ed anche organizzativo tra esigenze espresse dalle persone e risposte oggettivamente fornite dai servizi, risposte che potrebbero già oggi essere di migliore qualità;

richiamano l’urgenza di colmare questo ritardo con scelte coraggiose, ma che sarebbero semplicemente l’applicazione di ciò che già è evidente: la necessità di una responsabile contaminazione ed interdipendenza fra conoscenze, competenze, tecnica, quotidianità, relazioni, partecipazione, condivisione.

Gli infermieri intendono impegnarsi in quanto cittadini e professionisti di questo Paese, per cambiare la realtà attuale con questi ideali ed in questa direzione di ottimistica utopia.

Aniarti - 31° Congresso Nazionale
Riva del Garda, 16 novembre 2012

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