Insieme alla fine della vita. Quando le professioni sanitarie riflettono sulla morte ed il morire: dalla ricerca ad un progetto formativo

Autore tesi: 
Giuseppe Brancato
Anno accademico: 
2012/13

L’uomo è un’entità corporea che pensa, sente, agisce… cioè vive e risponde a delle leggi: fisiche, fisiologiche, intellettive, spirituali e morali. Le questioni sulla natura umana, su ciò che queste caratteristiche sono, su cosa le provoca, e su come la natura umana è fissata, sono tra le questioni più antiche e importanti sul quale l’uomo ha posto il suo “logos”.

Qualunque siano le leggi che regolano l’esistenza umana, le troviamo declinate in leggi scientifiche, precetti religiosi, norme di giustizia, comportamenti consoni da adottare…ecc. A molte di queste, l’uomo non ha possibilità di esimersi.
La morte, tra queste, può appunto essere vista come la suprema norma dell’esistenza, la naturale conclusione di ogni processo vitale, il sunto del grande disegno biologico cui apparteniamo.
Nel corso dei secoli l’uomo ha camminato fianco a fianco con le proprie angosce, con il dolore e la paura che l’incontro fatale portava con sé. Ora, dopo millenni di storia ed esperienza, l’idea della morte sta diventando progressivamente estranea alla nostra cultura occidentale, relegata sullo sfondo, non contemplata tra le possibilità della vita e la società contemporanea ha un approccio totalmente differente al morire rispetto al passato.
Affrontare il tema della morte nel nostro tempo è diventato molto complesso. Il limite della finitezza della vita è sempre più dilatato grazie all’incredibile sviluppo scientifico, e la società attuale rimuove sempre più l’idea della morte, benché insita nelle natura umana. Il morente viene spesso relegato nella solitudine di un letto d’ospedale, privato della sua dignità e della sua biografia.
Per chi professionalmente è costretto a confrontarsi quotidianamente con la morte e la sofferenza umana, resta la duplice difficoltà di accettare il dolore e l’evento della morte vissuto come persona e la necessità di dover prendersi cura del morente come operatore sanitario.
Questo può precludere un rapporto sereno ed efficace nella relazione operatore/paziente, oltre che creare dissidi psicologici e stress lavoro-correlato nell’operatore stesso.
Accompagnare, come professionisti sanitari, un paziente e stabilire una relazione con chi è alla fine della vita, è un’esperienza che stimola emozioni dolorose e vissuti di perdita con conseguente disagio e difficoltà di gestione. Prendersi cura del malato nell’ultima parte della vita, è invece una doverosa scelta da affrontare. Il piano sanitario nazionale rivolge da alcuni anni attenzione a questi aspetti; l’umanizzazione della medicina, è una sfida importante per il SSN, obiettivi programmatici che non possono essere solo una vuota promessa.
In questa condizione, il ruolo della formazione riveste un’importanza strategica; perché riuscire a educare gli operatori, proponendo un approccio culturale differente per chi è coinvolto nel lavoro di prima linea, è essenziale nella realizzazione di una medicina più umana e più centrata sui bisogni del paziente.
Il razionale del progetto risiede in questo nodo critico: il professionista sanitario, esposto al rapporto continuo con il morire, in quanto persona, non è adeguatamente educato e formato a tale confronto. Inoltre categorie come i tecnici sanitari, pur essendo testimoni ravvicinati del contatto con il morente, sono pressoché escluse dai già rari eventi formativi.
Allargare l’orizzonte sugli argomenti riguardanti il fine vita, passa attraverso lo sguardo degli operatori sanitari che sul campo vedono e vivono quotidianamente il dolore e la sofferenza umana di fronte alla malattia; attraverso le loro voci che raccontano la difficoltà e l’ansia del trovare nella morte altrui, l’avvisaglia della propria; attraverso l’ascolto di bisogni “umani“ che non trovano risposta poiché “curare” sovrasta il “prendersi cura”, perché essere efficienti vale più che essere umani.
Alla formazione sui temi riguardanti l’approccio alle cure di “fine vita”, devono accedere anche le figure che tradizionalmente vengono inquadrate con ruoli professionali secondari in questo contesto. La formazione non può essere a esclusivo appannaggio di infermieri e medici di ambiti ristretti, ma è necessario estendere il discorso anche a figure come i tecnici sanitari; professionisti della salute che sebbene spesso rappresentati come testimoni lontani del processo assistenziale, vivono invece nella maggioranza dei casi, sulla propria pelle, l’esperienza difficile del rapporto operatore/morente.
Tante realtà diverse, accomunate da una completa assenza di formazione e competenze teoriche nel percorso di studi, da una costante presenza a fianco del malato inguaribile, da una sicura difficoltà nella gestione della relazione d’aiuto.
Si parla spesso di umanizzazione delle cure nella pianificazione sanitaria, ma per dare una voce energica ai bisogni (oltre a rivalutare la dimensione sociale del ruolo) dei professionisti tecnico-sanitari, è stato utilizzato lo strumento della ricerca fenomenologica.
Attraverso il vissuto esperienziale dei tecnici sanitari dell’ Azienda Usl4, è emersa la necessità di trovare tempi e spazi adeguati per fare formazione su queste tematiche. L’operatore può rifugiarsi nel silenzio o nascondere dietro un linguaggio tecnico il mondo emozionale che le esperienze dolorose stimolano. Può sentire l'esigenza di condividere le proprie emozioni con qualcuno che ha vissuto un'esperienza simile, senza però sapere a chi rivolgersi, rischiando di sviluppare situazioni di disagio e stress correlato al lavoro.
Fornire gli strumenti agli operatori sanitari è necessario per affrontare il difficile compito della relazione d’aiuto. Per questo motivo ho sviluppato una proposta di formazione continua, in accordo con le linee formative dell’Azienda, indirizzata in special modo ai professionisti tecnico sanitari.
Il fine di questo lavoro è la progettazione di un corso di formazione trasversale che entri a far parte della formazione continua nelle aziende sanitarie, di cui tutti gli operatori possano usufruire. L’obiettivo è fornire elementi teorici di conoscenza, che migliori i processi di comunicazione tra operatori e pazienti, che permetta lo scambio e la condivisione tra i partecipanti alleviandone le sofferenze, che doni delle lenti nuove attraverso le quali guardare il proprio lavoro e il modo in cui prendersi cura della persona.
Pensare ad un corso riguardante le tematiche del fine vita dedicato alle professioni sanitarie finora escluse da tale formazione, può risultare: efficace per valorizzare e tutelare il capitale umano, utile per creare una sanità davvero centrata sui bisogni del paziente ed innovativo, in un territorio complesso ed interessante come quello dell’Azienda Usl4, caratterizzato dalla presenza di tante culture diverse.
I bisogni di salute della popolazione sono in continuo mutamento; le malattie croniche, l’invecchiamento della popolazione, lo sviluppo delle tecnologie mediche, contribuiscono a produrre un sistema di persone che si ammalano e restano tali per molto più tempo rispetto a ciò che accadeva in passato.
Il SSN deve obbligatoriamente interrogarsi su questi aspetti, rilanciando la propria azione di “governance” del sistema e studiare risposte adeguate per pazienti (e famiglie) che sopportano l’etichetta della “malattia inguaribile”. E’ una sfida importante da attuare perché il debito “umano” che le Aziende sanitarie possiedono verso operatori ed utenti, risulta sempre troppo alto.

E-mail: 
info@laborcare.it
Morte della VergineLa vecchia e il bambinoCripta dei baciniLa scienza e la filosofia della vitaNew York (Manhattan) - Trinity Church CemeteryArs MoriendiArs MoriendiPère Lachaise 7