La solitudine del morente

Autore: 
Norbert Elias
Anno: 
2005
Casa Editrice: 
Il Mulino

"La morte non cela alcun mistero, alcuna porta: è la fine di una creatura umana"; ma l' essere umano, l'unico essere vivente ad avere la coscienza della propria finitezza, ha da sempre cercato di darle un senso. Norbert Elias, quasi novantenne, getta un lucido sguardo sul modo in cui il dolore e la morte vengono vissuti nella moderna società occidentale. La sua amara conclusione è che la nostra società, seppur molto evoluta tecnologicamente, tende alla rimozione della sofferenza e della morte, fonte di malessere e disagio per chi rimane in vita.
Molto spesso, gli anziani ed i morenti si trovano a vivere i loro ultimi giorni da persone vive nascosti al resto del consorzio umano da una cortina asettica creata ad hoc, all' interno di strutture sanitarie nelle quali personale medico ed infermieristico, troppo impegnato da un sovraccarico di lavoro, spesso non ha né il tempo né le competenze per offrire un'adeguata assistenza a chi la richiede.
In passato guerre, malattie, scarsa igiene, rendevano la morte un evento pubblico,visibile anche ai bambini; la morte era quindi un qualcosa di familiare, normalmente accettato e vissuto come parte integrante della vita. Con l'allungarsi della vita media, e con l'imposizione del controllo delle emozioni ad ogni singolo individuo, la società attuale ha fatto sì che l' individuo possa posticipare indefinitamente il pensiero della sua morte. Ma tutto ciò al prezzo di una rimozione della morte stessa, ed alla perdita delle tradizioni e dei riti che in passato legavano il morente ai suoi cari che gli sopravvivevano, e che facevano sentire colui che lasciava la vita ancora importante per chi gli sopravviveva, e consentivano ai familiari di elaborare il lutto ed a prendere coscienza della propria finitezza.
La conclusione alla quale giunge Elias è la speranza di un recupero di una dimensione sociale dell' evento morte, in modo che il distacco dal mondo non avvenga nella più totale solitudine.
Il saggio si presenta come una sorta di testamento spirituale, una conclusione del suo pensiero, esplicitato nel corso delle sue opere.

Autore recensione: 
Giacomo Alpini
Voto: 
8
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