L'assessore di Reggio Emilia esprime la sua opinione sul testamento biologico

Matteo Sassi, Assessore alle Politiche sociali del Comune di Reggio Emilia, fa le sue considerazioni sul testamento biologico fra politica e autodeterminazione.

Riportiamo di seguito le sue riflessioni.

Credo che il dibattito sul testamento biologico, riattivato anche sul piano mediatico grazie all’importante impegno civile del comitato AltaVoce, corra il rischio di rimanere residuale nel cuore dell’opinione pubblica, ovvero lontano dai luoghi, immaginari prima ancora che fisici, in cui si forma il senso e il pensiero comune. E’ a mio parere evidente come questa condizione, vera in molti altri ambiti, finisca per avvantaggiare il centrodestra che, non casualmente, governa in modo saldo il paese. Faccio questa precisazione per affermare chiaramente che il tema della libertà dell’uomo e dell’autodeterminazione di sé – a partire dalle scelte che investono la materialità e la spiritualità del proprio corpo – non ha un carattere trasversale alle culture politiche ma, al contrario, presenta connotati politici, culturali e persino antropologici ben determinati.

Questo spiega il concorso sostanzialmente corale del centrodestra – ma sarebbe meglio dire delle forze conservatrici o reazionarie – a riscrivere la costituzione materiale del nostro Paese a cominciare dall’annichilimento del principio di laicità dello stato.

Credo altresì che le forze democratiche e progressiste debbano interrogarsi sulle ragioni storiche, prima ancora che politiche, che stanno alla base di questa nuova costituzione materiale. E’ evidente il tentativo delle destre di rispondere alla crisi sociale ed economica – e dunque al malessere profondo che questa determina – con una formidabile azione politica ed ideologica volta a riscrivere gli immaginari comuni, a ridefinire confini e significati del vivere quotidiano. Ciò deve suggerirci che il dibattito sulla laicità delle istituzioni necessita di un salto di qualità che lo emancipi sia dalla sterile contrapposizione tra credenti e non credenti che da un sempre più impotente richiamo al dettato costituzionale in un contesto storico e sociale egemonizzato da spinte regressive e reazionarie. Per questa ragione sarà compito delle forze politiche e sociali del centrosinistra – e quindi dei credenti come dei non credenti – accettare la portata di questa sfida che parla innanzitutto di valori profondi e immaginari collettivi.

Dobbiamo rilanciare un forte movimento umanista – plurale nella sua composizione ma unitario nel suo fine ultimo – che nel tempo della depressione economica argini la regressione culturale e civile della società italiana, a partire da una rinnovata centralità dell’uomo, della sua libertà, dei suoi bisogni.

Se non saremo in grado di fare questo, l’onda delle destre, fatta di rancori e diseguaglianze, piccole patrie ed egoismi, travolgerà tutto e tutti, a cominciare dal senso profondo, ovvero dalle finalità, che sin qui abbiamo incontrato nella vita politica e sociale. Per questa ragione mi auguro che nel campo del centrosinistra si svolga un confronto laico, lontano da ogni etica della verità, che animi un movimento reale a sostegno delle ragioni della libertà dell’uomo e della laicità.

Rivolgo quindi un appello al comitato AltaVoce, che ha manifestato una passione civile e politica autentica, e al Partito Democratico, che al contempo si è misurato sul tema della laicità con serietà ed onestà, affinché a partire dal confronto comune si risponda tutti assieme alla sfida generale sull’idea di società e relazioni umane che attende le forze democratiche e progressiste di questo Paese.

Fonte: Sassuolo 2000 - quotidiano on line - 29 ottobre 2009

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