Perchè la Toscana può accogliere Eluana

Articolo pubblicato sulla Repubblica di Firenze il 5 settembre 2008

"La Toscana, a Firenze in particolare, hanno sui temi etici un approccio maggiormente rispettoso del pluralismo e della laicità rispetto ad altre regioni. L´ultima testimonianza di tale apertura, direi quasi eleganza, culturale e politica è costituita dalla disponibilità, in ultima istanza, ad aprire le proprie strutture sanitarie, negate da altre regioni, all´accoglienza di Eluana Englaro perché sia liberata dagli strumenti tecnologici che da 16 anni la tengono in vita vegetativa.
«Anche il diritto alla morte naturale è fatto che attiene al diritto della persona. Quel diritto che la nostra terra (la Toscana, ndr) ha voluto incidere tra le finalità principali del suo Statuto. In Toscana sì a Roma no» ha scritto Riccardo Nencini in una lettera a questo giornale il 5 agosto.
E se mi domando perché questa «eleganza» intellettuale e morale trova una risposta nello spazio che in Toscana hanno avuto, soprattutto nella seconda metà del Novecento, il pensiero critico e il dissenso creativo. Furono molte le esperienze e numerosi i protagonisti di quella stagione aurea. Firenze, definita da La Pira «città sul monte», costituì un punto di riferimento alto per molte coscienze e movimenti ed ebbe tra i principali animatori, per limitarsi all´ambito religioso che meglio conosco, Elia Dalla Costa, Giulio Facibeni, Giorgio La Pira, Bruno Borghi, Lorenzo Milani, Ernesto Balducci, Giovanni Vannucci, Davide Turoldo, Luigi Rosadoni, Mario Gozzini, la Comunità dell´Isolotto. Questi furono testimoni di un nuovo cammino religioso ed ebbero un forte impatto non solo nell´ambito ecclesiale, ma nell´intera società perché portarono un vento di liberazione, un´ansia di apertura e una forte spinta di crescita culturale.

«In Toscana sì» perché molti sì culturali e religiosi furono seminati con tenacia in anni dì impegno per la liberazione dal dominio del «sacro» mummificato. Ed ora ci troviamo a rispondere con apertura politica e culturale, ma anche religiosa e teologica, alla richiesta del padre di Eluana.
L´interrogativo riguardante la vita e la morte di Eluana è forse la domanda fondamentale che accompagna l´umanità fin dalla sua origine e che costituisce la spinta della trasformazione creatrice. Eluana è tutti noi, è ogni donna e ogni uomo. "Mia figlia" - ha detto a più riprese il padre di Eluana - "aveva un senso del morire come parte del vivere e non avrebbe accettato di essere una vittima sacrificale di una concezione sacrale della morte come realtà separata e opposta alla vita."
Può darsi che sfugga la pregnanza di un simile messaggio. Ma è proprio lì in quell´angoscioso intreccio di vita/morte che si radica da sempre ed oggi in modo particolarmente intenso la spinta della evoluzione culturale. La vita è sacra. E´ un principio etico fondamentale. Ma è sacra in quanto parte della sacralità di un tutto in divenire che comprende finitezza e morte. La cultura sacrale invece separa la vita dalla sua finitezza. La vita viene sacralizzata come dimensione astratta contrapposta alla dimensione altrettanto astratta della morte. La sacralità, intesa come astrazione, separazione e contrapposizione fra le varie dimensioni della nostra esistenza, è la proiezione di un'angoscia irrisolta, di una frattura interna, di una mancanza di autonomia e infine di una alienazione della propria soggettività nelle mani del potere. Al fondo della crudeltà insensata che tutt´ora insanguina il mondo c´è la persistenza di un senso alienato della vita derivante dal dominio del sacro e dalla sua penetrazione nella società moderna. La violenza del sacro è la più radicalmente distruttiva. Non si supera la cultura della violenza se non si libera ognuno di noi e l'umanità intera dal dominio del sacro.
«La proprietà dell´Evangelo è quella di metterci in una intransigente lotta contro il sacro, in quanto la sacralizzazione è la stessa cosa che l'alienazione dell´uomo, ma noi dobbiamo constatare che la fede cristiana si è come corrotta, imputridita». Queste affermazioni forti di padre Ernesto Balducci sono condivise da molti nella Chiesa e sono alla base della critica per l´intransigenza della gerarchia verso le posizioni etiche espresse da Eluana e dai genitori di lei. Ritengo di manifestare il sentimento di molti anche cattolici esprimendo profonda riconoscenza a Eluana e a suo padre che stanno dando con sofferenza e forza un'alta testimonianza e un grande contributo all'esodo umano dal dominio del sacro.

Don Enzo Mazzi- La Repubblica, Cronaca di Firenze, 5 Settembre 2008.

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