Presentazione del libro "Medicina, Etica e Diritto"

Venerdì 2 ottobre alle ore 21,00 si è tenuta, presso la Casa Culturale Cattolica di Fiesole, la presentazione del libro di Paolo Girolami "Medicina, etica e diritto" pubblicato dal Centro Scientifico Editore di Torino.

Alla presentazione hanno preso parte: la prof.ssa Mariella Orsi, Vice Presidente della Commissione Regionale di Bioetica – Regione Toscana; padre Maurizio Faggioni, Professore di Bioetica all’Accademia Alfonsiana di Roma; e don Andrea Lombardi, Direttore del Centro Culturale Cattolico di Fiesole.

Pubblichiamo qui di seguito l'intervento di Don Andrea Lombardi che ha aperto e concluso la serata.

Prendo per primo la parola per porgere al vescovo e a tutti voi il mio cordiale saluto a nome del Centro Culturale Cattolico di Fiesole e per coordinare questa serata che apre il percorso del nuovo anno con la presentazione dell’interessante libro del prof. Paolo Girolami, Medicina, etica e diritto.
Molte cose si potrebbero dire riguardo a questo prezioso libro di Paolo Girolami, frutto di una notevole esperienza sia sul campo sia a livello didattico. Esso, infatti, prende in esame un tema che sempre più sta emergendo in tutta la sua portata, al centro di discussioni e dibattiti anche assai accesi, oggetto, soprattutto in questi ultimissimi anni, di una divulgazione non sempre obiettiva e rispettosa, appunto, delle varie prospettive in gioco.
Medicina, etica e diritto: in fondo, come l’autore annota nella sua premessa, la questione è chiara. Il progresso tecnologico contemporaneo non conosce limiti, e ci conduce su frontiere mai neppure immaginate in passato. Tuttavia l’uomo non sempre è capace di proporzionare allo sviluppo della ricerca e della tecnica una misura alta del livello etico. O meglio, il ritmo di evoluzione della sfera morale è molto più lento e faticoso, e talvolta conosce anche battute d’arresto e pericolosi passi all’indietro.
Insomma, da un lato c’è la spinta della scienza e della tecnologia, la cui agenda è dettata quasi esclusivamente dalla disponibilità dei mezzi economici da investire nella ricerca e nella sperimentazione – ma anche dalle aspettative di ritorni economici spesso favolosi e non sempre irreprensibili, dall’altro, c’è la fatica propriamente umana dello sviluppo e della formazione delle coscienze, dell’educazione, del lento procedere della nostra consapevolezza a contatto con sfere che toccano l’intimo della condizione umana.
Uno dei grandi pregi di questo volume è proprio la capacità di accostare queste sfide nella loro complessità, e mettendo in campo anche la ricchezza della nostra tradizione culturale, filosofica, spirituale. Girolami non si stanca, infatti, di introdurre riferimenti, citazioni, richiami al patrimonio culturale che ci ha preceduto, insegnando, prima di tutto, che non sarà possibile trovare risposte all’altezza della dignità della persona umana se non terremo conto fino in fondo proprio delle coordinate della condizione umana, se non rimetteremo, in altri termini, l’uomo al centro di ogni nostra riflessione e attività medica, etica, giuridica.
Una sfida, dunque, molto precisa. È quella che i nostri Vescovi hanno chiamato la questione antropologica, e nella quale è davvero racchiusa la possibilità stessa di un vero futuro per la nostra civiltà. L’uomo è complesso, e ogni soluzione che pretenda di semplificarlo rischia di risolversi in una soluzione di tipo ideologico. E sappiamo bene il male che hanno fatto e continuano a fare le attestazioni o le appartenenze di ordine ideologico, per cui sembra che parlare di bioetica, di eutanasia, di famiglia, di pillola abortiva, indichi una certa appartenenza, come parlare di ingiustizia sociale, di pace, di sfruttamento dei popoli automaticamente ne indichi un’altra.
Verrebbe da pensare – ma è una provocazione! – che la nostra civiltà occidentale sia stanca e non si senta più in grado di tenere le fila di questa complessità che è propria dell’uomo e non sia più capace, usando una bella espressione di papa Paolo VI di ridisegnare un “umanesimo plenario”. Ma non c’è alternativa. E, in fondo, proprio il concilio Vaticano II ci richiamava a questa responsabilità, particolarmente in quei bellissimi primi numeri della Gaudium et Spes, dove i padri conciliari invitavano tutta la Chiesa a mettersi davanti agli occhi l’uomo proprio nella sua ammirabile e anche impegnativa complessità.
Grazie, dunque a Paolo Girolami, per questa riflessione complessa, e pro-prio per questo, vera e degna di grande considerazione e stima.

Conclusione

Mi pare che stasera, grazie all’acuta e suggestiva riflessione dei relatori e all’intervento dell’autore, non solo ci siamo avvicinati ad un libro, ma abbiamo respirato qualcosa dell’intendimento profondo che ha ispirato il testo di Paolo Girolami e che credo potremmo raccogliere in questa espressione: “ La cura della relazione e la relazione come cura”, senza nulla togliere alla complessità della riflessione e degli argomenti. Un testo che ora vogliamo leggere con attenzione, se ancora non lo abbiamo fatto, e cercare di interiorizzare. E’ vero che queste pagine sono particolarmente destinate agli studenti di medicina e ai medici, ma le sentiamo importanti anche per tutti noi, perché comunque possiamo crescere in quella singolare virtù che il Manzoni riconosceva al cardinal Federigo il quale era “avvezzo a ritrarre i sentimenti dai sembianti”, ossia a saper riconoscere i segni che offre il corpo dell’uomo, a cominciare da quelli che indicano sofferenza, per raggiungere, attraverso questi, il mistero profondo della sua interiorità.

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