Si può curare

Autore: 
Sylvie Ménard
Anno: 
2009
Casa Editrice: 
Mondadori

Non una semplice narrazione intimistica di una persona colpita da una patologia neoplastica, ma "un libro che unisce la narrazione personale della malattia a interessanti riflessioni sulla ricerca in oncologia e sulla professione medica" (Marta Tibaldi, Oltre il cancro. Trasformare creativamente la malattia che temiamo di più, Bergamo, Moretti e Vitali, 2010, pagina 19, nota).
L'Autrice, Dottoressa e Ricercatrice impegnata attivamente nella ricerca contro il cancro, è Direttore dell' Istituto Nazionale dei Tumori quando le viene diagnosticato un mieloma multiplo.
In quel 26 aprile del 2005, la diagnosi abbatte quella "barriera invisibile [che] separa il mondo dei “sani”, che studiano ed offrono cure, da quello dei malati che le ricevono" (p. 5-6). Sylvie Ménard si trova da quel giorno dalla parte dei malati, costretta ad affrontare per la prima volta "una bestia che pensavo di conoscere" (p. 5). Da medico a malato oncologico, la Dottoressa è costretta suo malgrado ad adottare quest'ultimo punto di vista, quello del paziente.
La prima reazione, davanti alla diagnosi, è ben spiegata dal titolo del primo capitolo del libro in questione: Il cielo mi cade sulla testa (pagina 7). Si tratta di una reazione umanissima, più che normale per un essere umano il quale si trova costretto ad affrontare una notizia che inevitabilmente ne sconvolge la vita.
Inizia qui il difficile percorso della Dottoressa/Paziente Sylvie Ménard: l'accettazione del proprio stato di malata oncologica; la comunicazione della malattia – se tale la si può definire (Ria Levi Montalcini, Abbi il coraggio di conoscere) – ai propri familiari ed agli amici; l'autotrapianto di midollo e di cellule staminali; la chemioterapia e gli effetti negativi ad essa correlati quali dolore, depressione da cortisone etc.
E non mancano le esperienze umane negative vissute durante i ricoveri e le degenze nelle corsie degli ospedali. La peggiore delle quali "è il giro dei medici al gran completo, direttore in testa, seguito da tutti i clinici, inclusi i giovani specializzandi. Per la prima volta mi sento un ibrido fra la cavia e l'animale da circo, da analizzare per farci la lezione del giorno" (pagina 85). Ma ci sono anche ricordi positivi quali "la visita quotidiana del medico che mi segue. Quel momento lo attendo ogni giorno con un cumulo di domande che mi si affollano in testa e che mi sarebbe difficile porre davanti ad una squadra di dieci persone. Perché io possa ricevere risposte adeguate servono infatti tranquillità e un rapporto più personale, quasi intimo, con un medico che deve anche dare la sensazione di avere il tempo di ascoltarti" (p.84). Queste parole dimostrano come anche una ricercatrice esperta, in possesso di profonde conoscenze riguardo alla patologia che la affligge, senta l'umano bisogno di essere informata ed emotivamente compresa, e non considerata solamente come un numero. Tali esperienze, positive e negative, servono da spunto all'Autrice per una profonda riflessione sugli aspetti prettamente psicologici ed emotivi dei malati: importante per i medici e per tutto il personale sanitario è ricordare che il paziente non è un oggetto; che la sua vita, la sua salute e la sua sorte non sono delle mere statistiche, successi od insuccessi destinati a nutrire l'ego dei medici ed i testi universitari. Il malato è innanzitutto un essere umano.
Ormai paziente oncologico a tutti gli effetti, Sylvie Ménard non dimentica il suo ruolo di medico e ricercatrice in ambito oncologico. Alla narrazione di donna affetta da una patologia neoplastica, l'Autrice affianca saggiamente, in modo semplice e chiaro, la trattazione degli aspetti puramente scientifici relativi al cancro ed in particolare al mieloma che la affligge; spiega in modo chiaro le cure alle quali si sottopone (e non cure alle quali viene sottoposta: la Dottoressa Ménard dà molta importanza alla corretta informazione del paziente relativamente alla sua malattia ed alle possibili cure) ed alla chemioterapia e radioterapia in particolare. E non tralascia di dedicare un capitolo, il quinto, a 'Cosa sia il cancro': a cosa, cioè il mondo medico, e l'Autrice, conoscono su tale patologia.

Il messaggio fondamentale per i malati è che il cancro, pur non essendo al momento guaribile, è curabile: un messaggio di speranza quindi a tutti coloro i quali sono costretti a convivere con questa 'entità' estranea, ma parte del proprio corpo.
Ed il messaggio, altrettanto importante, rivolto a tutto il personale medico e paramedico coinvolto nell' affrontare il cancro è chiaramente illustrato nella prefazione scritta da un altro illustre Medico, Gianni Bonadonna (pagina 3): "Serve una medicina più umana, perché solo con la collaborazione e la fiducia dei pazienti si possono raggiungere gli obiettivi sperati".

Autore recensione: 
Giacomo Alpini
Voto: 
9
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