Testamento biologico: dilagano i «registri» in Toscana

In Toscana sempre più comuni stanno rendendo operativi, fra critiche e polemiche, i registri sui testamenti biologici.

Il primo comune a rendere operativo un registro di raccolta dei testamenti biologici è stato quello di Pisa: da inizio luglio è possibile recarsi a Palazzo Gambacorti e depositare il proprio testamento, mutuato dal modello Veronesi che prevede, sic e simpliciter, la rinuncia ad idratazione ed alimentazione forzata, escluse invece dal testo di legge-Calabrò, approvato al Senato ed ora tornato alla Camera. Poi è arrivato il comune di Calenzano: la delibera con cui la giunta dava il via libera ad un registro delle Dat è del 28 aprile, ma i cittadini hanno potuto recarsi a palazzo per depositare la propria dichiarazione solo dal 21 luglio. Si tratta di un modello più articolato di quello pisano, dove entrano in gioco, ad esempio, cure palliative, respirazione meccanica, idratazione e nutrizione artificiale, dialisi, ma anche interventi di chirurgia d’urgenza, trasfusioni di sangue e persino… terapie antibiotiche.

La corsa alla adozione di un registro per la raccolta di testamenti biologici o dat ha coinvolto molti altri comuni ed oggi è perfino difficile fare una mappa precisa. Un registro, ad esempio, è già operativo a San Giuliano Terme, centro termale all’immediata periferia di Pisa. Mentre delibere per la loro istituzione sono state approvate, per quanto ci è dato di sapere, a Firenze, Empoli, Livorno, Rosignano, Fiesole, e Massa, e anche, lo scorso 7 ottobre, dalla giunta dell’amministrazione provinciale di Pisa.

Ovunque questa decisione è stata accompagnata da contestazioni. A Firenze, come già ricordavamo, la diocesi ha parlato di «atto ideologico, illegittimo e privo di efficacia giuridica, essendo la materia nell’esclusiva competenza del legislatore nazionale». L’Arcidiocesi di Massa Carrara-Pontremoli, a sua volta, critica la mozione del Comune di Massa che risulta, fra l’altro, «palesemente simile alle delibere ratificate nelle scorse settimane da altri comuni della Toscana»: un fatto che «induce a pensare che in alcune forze politiche, sia operante una pervicace volontà di scavalcare le competenze del legislatore nazionale, compiendo atti illegittimi e privi di effetti concreti, dettati più da ragioni ideologiche e partitiche che dalle reali necessità dei cittadini». A queste critiche risponde il Pd: «Quella di una legge che sancisca il diritto al testamento biologico è un’esigenza avvertita dall’80% degli italiani, senza distinzione di fede o di appartenenza politica».

Non sappiamo da dove il Pd prenda queste percentuali. Questa la situazione nei comuni toscani che, per quanto ne sappiamo noi, hanno già un registro: a Pisa (88 mila residenti) l’assessore Maria Paola Ciccone – nel giorno delle elezioni amministrative – aveva presentato la delibera asserendo che essa andava incontro a numerose richieste dei cittadini. Richieste ridotte a circa cinquanta «dichiarazioni» fino ad oggi depositate. Va un po’ meglio (si fa per dire) a Calenzano, cittadina di 15.700 abitanti, e 25 Dat depositate. Non sfonda l’idea del «testamento biologico» a San Giuliano Terme, comune di 31.317 abitanti: chi desidera depositarlo deve recarsi allo sportello dei servizi cimiteriali. Un’esperienza che ha fatto, ad oggi, una sola persona.

Fonte: Toscana Oggi-on line - 29 novembre 2009 - articolo di Andrea Bernardini

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