Testamento biologico e fine vita: l’impegno dei cattolici thai

Dottori, infermieri, personale paramedico e volontari hanno partecipato a un incontro sull’articolo 12 della legge che regolamenta la sanità nazionale. Fra i temi toccati le cure palliative, il sostengo psicologico e l’accanimento terapeutico. Condanna unanime dell’eutanasia, gesto “illegale” e da “punire”.

Testamento biologico e fine vita, come garantire le migliori cure al malato evitando l’accanimento terapeutico, fornire ai parenti un adeguato sostegno psicologico e un aiuto per dirimere le controversie. Sono i temi al centro di un incontro – tenuto nei giorni scorsi a Bangkok – organizzato dall’Associazione cattolica per il servizio di assistenza sanitaria, in collaborazione con la Commissione per lo sviluppo sociale, dipartimento per la Pastorale sanitaria e le Comunicazioni sociali, della Conferenza episcopale thai. Alla presenza di medici, infermieri, personale impiegato nel settore della sanità e volontari, si è discusso in particolare dell’articolo 12 della proposta di legge 2007 sulla Sanità nazionale, applicato in via informale a partire dal 22 maggio 2011. La norma concede la possibilità al paziente di scrivere il proprio testamento biologico, lasciando indicazioni sul cosiddetto “fine vita”.

In questo modo dottori e familiari possono procedere secondo le direttive espresse dal malato. Il legislatore sancisce che “lo scopo del testamento biologico e quello di lasciare che sia il paziente a manifestare il suo pensiero” e che questi abbia diritto al “principio dell’autodeterminazione”. Nel dettaglio, la legge copre ambiti ben precisi fra i quali: diritto, ruolo e compiti del paziente, dei medici e del personale paramedico, oltre a stabilire direttive rivolte ai congiunti su come mettere in atto le volontà del malato. Il convegno si è sviluppato a partire dalla domanda “Di chi è la tua vita?” e, fra i principali relatori, vi erano p. Cherdchai Lertjitlaeka, sacerdote Camilliano, e il professore associato Pornlert Chatkaew, dottore al Chulalongkorn Hospital.

Il medico ha illustrato le cure palliative, partendo dal controllo dei sintomi, l’attenuazione del dolore, la cura spirituale e il sostegno per i parenti. “Non cerchiamo la morte” – sottolinea Pornlert – “né vogliamo fuggirla, ma affrontiamo con coraggio una fine serena”. P. Lertjitlaeka chiarisce che “non siamo padroni delle nostre vite” ed è giusto “lasciar spirare in pace e con dignità il paziente”. E per quanto riguarda il testamento, egli afferma che “dovrebbe essere spiegato con un linguaggio semplice”, perché tutti i cattolici “em>possano capirlo bene prima di prendere qualsiasi decisione”.

Durante l’incontro si è parlato anche di fine vita, eutanasia e i risvolti morali e legali. P. Lertjitlaeka chiarisce che “è eutanasia a distruggere la vita di un innocente”. Aggiunge il dottor Pornlert: “Qualunque medico [che] mette fine alla vita di un paziente, seguendo le volontà dei parenti, compie un gesto illegale e merita di essere punito”. Da ultimo l’intervento del professor Sumalee Nimmannit, un’autorità in materia, secondo cui non bisogna centrare l’attenzione sulle tecnologie che prolungano la vita ma “sostenere il paziente all’atto della morte, in piena coscienza e in pace con se stesso”.

Fonte: AsiaNews.it - articolo di Weena Kowitwanij

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