Testamento biologico: Puccetti (European Medical Assiciation): in USA chi lo redige è curato peggio

Esperti di tutte le discipline mediche si sono confrontate il 13 e 14 novembre a Pisa tramite il congresso nazionale promosso dalla società medica interdisciplinare Promed Galileo. Oltre cinquecento medici del territorio e specialisti hanno dibattuto su: demenze, emofilia, cardiopatie, cancro, diabete mellito, obesità, reumatismi, rachialgia, lesioni da pressione, ma anche su stile di vita dei giovani e kit antidroga.
Rilevante è stato il dibattito sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento, programmato sabato 14 novembre alle ore 16.30, dove il dottor Renzo Puccetti, membro dell'Unità di Ricerca della European Medical Association, ha dichiarato: "in Usa chi lo redige è curato peggio".

Infatti secondo quanto riferito dal dottor Renzo Puccetti, membro dell'Unità di Ricerca della European Medical Association: “I pazienti ricoverati negli ospedali degli Stati Uniti per infarto del miocardio hanno una probabilità 13,7 volte maggiore di morire in ospedale se hanno il testamento biologico scritto in cartella”.
Puccetti ha citato dati di una recentissima revisione, di cui è primo autore, pubblicata sull'ultimo numero della rivista di bioetica Medicina & Morale.
In questa revisione, il medico pisano ha illustrato la casistica di oltre 4.000 pazienti della dottoressa Elizabeth Jakson della divisione di medicina cardiovascolare dell'Università del Massachussets pubblicata sull’Archives of Internal Medicine.
Secondo il dottor Puccetti “è ormai ampiamente provato che i pazienti cardiopatici che si presentano con il testamento biologico ricevono con più difficoltà le più semplici terapie previste per la cura di questo tipo di pazienti; non si somministra loro correttamente l'aspirina per combattere il processo trombotico; o beta-bloccanti per la prevenzione delle rotture del cuore; e più rare sono le procedure per ristabilire la pervietà delle coronarie”. Non deve dunque stupire una mortalità maggiore”, ha detto il dottor Puccetti.
Citato anche un recente studio pubblicato sul Journal of the American Medical Directors Association dalla professoressa Tiffany Radcliff, docente all'Università del Colorado, condotto in oltre 4000 reparti di terapia intensiva cardiologica sparsi in tutti gli stati americani. “Dati riferiti a 150mila pazienti cardiopatici e che confermano le prime osservazioni”. “Il giornale dei cardiologi americani ha pubblicato i dati della dottoressa Joline Chen, nefrologa dell'Università di Boston, che mostrano come compilare un DNR, una delle tipologie di testamento biologico più diffusa, si associ a trattamenti inadeguati in 4 pazienti su 10 affetti da scompenso cardiaco. Addirittura i pazienti colpiti da ictus hanno una mortalità 34 volte maggiore se hanno redatto un DNR” ha detto il medico.
"In America il testamento biologico è stato introdotto con grandi aspettative, ma la realtà si è dimostrata assai diversa: quando i medici non ne tengono conto si tratta di uno strumento inutile, quando questi cercano di conformarsi alle direttive anticipate si scontrano con un linguaggio spesso impreciso, consituazioni non previste dal paziente ed in certi casi interpretano erroneamente quanto scritto, con comportamenti che si discotano dalla buona pratica clinica. Nella nostra revisione abbiamo analizzato una mole di studi molto ampia ed i dati indicano che nessuno dei presupposti teorici a fondamento della validità del testamento biologico regge alla prova delle verifica sperimentale" ha concluso Puccetti.

Fonte: Toscana Oggi online

Morte a cavalloIl Compianto sul Cristo mortoMauthasenHrastovljeL'Imperatore e il ReLa vecchia e il bambinoIl Cardinale e il VescovoPère Lachaise 3