Un limite al dolore nel vivere

Autore tesi: 
Giacomo Alpini
Anno accademico: 
2009/2010

Incontrare un cancro e tutto ciò che una patologia neoplastica comporta sulla strada della mia vita, mi ha spinto a riflettere sul dolore, sia fisico che emotivo, e sulle possibilità concrete e filosofiche per affrontarlo nel modo che ritengo più consono con l' avanzare del mio male.

Benché io non creda nel Dio cattolico paolino della Chiesa di Roma, sono cresciuto in una cultura fondata su valori cattolici, valori dai quali il mio pensare ed il mio agire non possono prescindere. In una religione la quale impone la sopportazione del dolore quale mezzo fondamentale per la redenzione dai propri peccati, ho ritenuto di notevole peso l'apertura a sostanze analgesiche ed oppioidi, volti all' attenuazione del dolore fisico - e di conseguenza psicologico - da parte di due eminenti figure religiose, ovvero i Papi Pio XII e Giovanni Paolo II. Essi, contrariamente all'etica cattolica, accettavano e consigliavano l'utilizzo di tali sostanze, se e solo se queste permettono al morente di affrontare la morte – voluta da Dio come parte integrante della vita – nel modo più consono alla sua volontà.
In particolar modo, il rifiuto di cure inutili da parte di Giovanni Paolo II all'approssimarsi della morte, acquista notevole importanza alla luce della spettacolarizzazione del dolore e della fine della vita, che caratterizza la società moderna. Come rilevano Guy Debord e Norbert Elias, i media vengono utilizzato nella nostra società in modo che il singolo non viva più su se stesso le proprie emozioni - dolore e morte compresi -, ma le deleghi ad attori del grande e piccolo schermo; dolore e morte diventano in tal modo qualcosa di lontano, di altro da sé, un qualcosa da fuggire e non da accettare come parte integrante della vita.

Nelle posizioni sostenute dalla Chiesa Cattolica di Roma appena viste, una parte importante hanno due teorie filosofiche: l'Utilitarismo e la Teoria del Doppio Effetto, entrambe analizzate, fatte proprie e riproposte da William Frankena con il nome di Principio di Beneficenza. Secondo Frankena, la somministrazione di sostanze analgesiche in generale e di oppioidi in particolare deve avere come scopo principale il promuovere il maggior benessere psicofisico del paziente, anche se tra gli effetti collaterali – ma non come scopo principale – ci fosse la morte del paziente stesso (esemplare è il recente caso della morte di Piergiorgio Welby: del resto, l' articolo 32 della Costituzione della Repubblica italiana prevede la tutela della dignità, e quindi della salute di ogni singolo cittadino).

La mia esperienza personale mi ha dimostrato come nella mia città esistano realtà diverse relativamente al trattamento ed alla cura del dolore. Se, da parte mia ho incontrato personale medico ed infermieristico aperto al dialogo ed attento alle mie richieste di controllo e sedazione dei sintomi dolorosi dovuti alla mia patologia, d'altra parte, seguendo persone a me care in situazioni estremamente dolorose, anche in casi in cui la loro vita non era in pericolo, abbiamo dovuto chiedere ripetutamente un adeguato trattamento del dolore al personale addetto.

Ritengo che sia importante portare a conoscenza la mia testimonianza, in quanto possa essere d'aiuto a tutti coloro i quali sono sensibili al trattamento ed alla cura del dolore, sia esso fisico o psichico, perché sia possibile ad ognuno trovare la cura che ritiene più opportuna per se stesso.

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