Uno sguardo fuori dall'Italia

In che modo i Paesi del Vecchio e del Nuovo Continente si stanno muovendo su argomentazioni legislative delicate come il testamento biologico, le cure di fine vita o l’eutanasia?
Mentre l’Italia si prepara all’uscita del ddl sul testamento biologico sembra, difatti, naturale chiedersi cosa stia accadendo negli altri Paesi in merito a temi di così grande importanza.

In Svizzera l’ 11 gennaio 2010 il parlamento zurighese ha dichiarato valida un’iniziativa popolare dell’Unione Democratica Federale (UDF) che vuole vietare l’aiuto al suicidio alle persone che vivono nel cantone da meno di un anno.
Da diversi anni, infatti, molti malati provenienti da più parti del mondo che vogliono porre fine ai loro giorni si rivolgono ad associazioni svizzere, come ad esempio la zurighese Dignitas, che da sempre ha fornito un’assistenza al suicidio anche agli stranieri.
Stando ad una stima, solo nel 2007, circa 400 persone hanno scelto la “dolce morte” ed un terzo di queste erano domiciliate all’estero.
Il “turismo della morte”, come è stato definito da molti, ha sviluppato molteplici critiche e per tale ragione l’Unione Democratica Federale ha lanciato, nel canton Zurigo, un’iniziativa popolare per vietarlo.
Il governo cantonale aveva chiesto al Parlamento di dichiarare il testo non ammissibile, poiché riteneva che questo violasse sia il diritto federale che il principio dell’uguaglianza di trattamento. Per invalidare l’iniziativa, però, ci sarebbe voluta una maggioranza di due terzi dei deputati, che nonostante gli sforzi non è stata raggiunta. La Sinistra, i Liberali Radicali e i Popolari Democratici hanno seguito l’opinione del Governo, mentre gli Evangelici, l’Unione Democratica di Centro e naturalmente l’UDF hanno votato affinché l’iniziativa fosse sottoposta al giudizio del popolo.
I cittadini, quindi, potrebbero dover votare in autunno. Anche se contro la decisione del Gran Consiglio potrebbe ancora essere presentato un ricorso al Tribunale Federale, la massima istanza giudiziaria svizzera.
“La legislazione federale autorizza il suicidio assistito quando è praticato senza motivi egoistici. I cantoni non hanno margini di manovra per essere più restrittivi”, ha ricordato il ministro zurighese di giustizia Markus Notter. Inoltre la Costituzione federale garantisce in pieno l’uguaglianza di trattamento.
Comunque, anche a livello federale, le norme potrebbero presto cambiare. Recentemente, infatti, il governo elvetico ha posto in consultazione due progetti di modifica legislativa per limitare o addirittura vietare il suicidio assistito.

In Francia, invece, la politica per una volta si è trovata d’accordo in quanto, il 14 gennaio 2010, il Senato ha approvato all’unanimità un disegno di legge già votato dall'Assemblea (Camera dei Deputati) che è stato co-firmato sia dalla destra che dalla sinistra. Tale disegno prevede un contributo giornaliero di 49 euro per un massimo di 21 giorni alla persona che assista a domicilio un famigliare morente. Comunque il provvedimento tornerà all'Assemblea per una seconda lettura, dato che il Senato ha inserito alcuni emendamenti nel nuovo disegno di legge.

Negli New Hampshire, oltre oceano, la Camera dei deputati ha respinto il 13 gennaio una proposta di legge per legalizzare il suicidio medicalmente assistito.
Il voto, 242 contrari e 113 favorevoli, è risultato molto meno sbilanciato rispetto a quello della commissione Giustizia che a novembre aveva respinto il testo con un margine molto più ampio (14 voti contrari e solo 3 favorevoli).
La proposta HB0304 , presentata da Charles Weed, avrebbe permesso ad una persona maggiorenne capace di intendere e di volere, affetta da malattia incurabile e con prognosi infausta, di ottenere da un medico la prescrizione di un farmaco letale.
La richiesta, secondo il testo, doveva avvenire per iscritto, e l’autorizzazione avrebbe dovuto avere il parere di due medici, ove necessario, anche di uno psichiatra.
La funzione del Governo non è di incoraggiare il suicidio fra giovani e anziani”, ha commentato la deputata conservatrice Nancy Elliott. Questa legge, ha affermato incoraggia l’abuso sugli anziani”.
Molti dei voti contrari, tuttavia, non sono stati determinati da una contrarietà ideologica all’autodeterminazione nel fine vita, ma bensì dai dubbi che diversi parlamentari hanno espresso sul linguaggio adottato nel testo, che avrebbe lasciato adito, secondo alcuni, ad interpretazioni troppo ampie. Simili critiche, del resto, erano già state espresse a novembre in commissione.
La deputata Lucy Weber, che aveva introdotto la mozione per bocciarla in sede consultiva, aveva detto di essere favorevole alla legalizzazione del suicidio assistito, ma aveva criticato quella proposta in quanto non teneva conto delle leggi attualmente in vigore.
Non ci sono plotoni di esecuzione in questo testo. Non sono previste iniezioni letali. Questa legge non permette ai medici di decidere quando terminare la vita di un paziente o allo Stato di determinare il fine della vita. Invece sancisce l’autodeterminazione dell’individuo, ma ha bisogno di essere migliorata”, aveva detto Weber.
Un altro punto controverso della legge che è stato largamente ignorato dal testo appena respinto, riguardava, invece, l’immunità da procedimenti penali per quei medici e familiari che avessero assistito un paziente nel suo intento di togliersi la vita. La legge statale in vigore prevede, difatti, fino a dieci anni di carcere per il reato di assistenza al suicidio

A cura della dott.ssa Emilia Uccello

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