Aprire le porte alle terapie intensive

Da un'indagine svolta in Italia e coordinata dal Dottor Alberto Giannini - rianimatore del De Marchi, Policlinico di Milano - su 303 strutture di Terapia Intensiva si è evidenziato che il 99% di queste è ancora " a porte chiuse" (cioè con regole molto restrittive per il tempo di visita concesso ai familiari) a fronte del 30% in U.S.A e del 70% in Svezia, dove non viene posta alcuna limitazione a tali visite.

La prima indagine svolta in Italia su trecentotre strutture di Terapia Intensiva (40% di tutte le Unità Operative del nostro paese) ha evidenziato che il 99% di queste sono "a porte chiuse" - cioè con regole molto restrittive per il tempo concesso ai familiari per stare accanto al malato - mentre il 30% di quelle statunitensi ed il 70% di quelle svedesi non pone alcuna limitazione alle visite. Come dichiara Alberto Giannini - rianimatore del Policlinico di Milano "De Marchi"- che ha coordinato lo studio, pubblicato su Intensive Care Medicine: in Italia , in media, i familiari possono restare in reparto solo per un'ora al giorno, nel 69% dei casi i bambini non possono entrare e nel 25% dei reparti non si fanno eccezioni neppure in caso di morte imminente.
Ma, in un terzo dei reparti che ha partecipato allo studio si sta avviando un ripensamento riguardo all'apertura. Come avviene al Policlinico De Marchi da 10 anni, lasciare che i familiari vedano come lavora lo staff sanitario ci rende più sereni e diminuisce la conflittualità con i medici, oltre che permettere al malato cosciente di decidere chi vuole accanto.
Persino per i bambini, ammessi a visitare il familiare, si riduce l'angoscia legata all'evento. Le regole minime da rispettare sono: lavarsi sempre le mani, prima dell'ingresso in reparto, accarezzare il malato stando lontani dagli strumenti e rispettare la privacy degli altri malati e dell'equipe medica.
Tratto dall'articolo di Daniela Natali pubblicato sul "Corriere della Sera" del 1 giugno 2008

L'articolo che riporta i dati dello studio nazionale sulle rianimazioni italiane è stato pubblicato sull'ultimo numero della rivista Intensive Care Medicine.

ARTICOLO - A. Giannini, G. Miccinesi, S. Leoncino

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