Il guaritore ferito. Report dell'evento

Il 19 giugno scorso, il centro di Medical Humanities della Facoltà di Medicina di Firenze, ha organizzato un incontro con gli autori del libro “Dall’altra parte”:
il chirurgo toracico Francesco Sartori, l’oncologo Gianni Bonadonna e Zaira Margiacchi, psicoterapeuta, vedova del cardiochirurgo Sandro Bartoccioni, purtroppo deceduto nel 2006.

Temevo che l’evento si riducesse alla presentazione del nuovo libro di Gianni Bonadonna (“Medici umani, pazienti guerrieri. La cura è questa”) ed invece, con mio grande piacere, ho assistito ad un incontro commovente e coinvolgente fra questi guaritori feriti e gli studenti della Facoltà di Medicina.
Gli aneddoti autobiografici ed i brevi racconti dell’esperienza di malattia, e del passaggio dall’altra parte, hanno toccato profondamente i cuori di tutti i presenti ed hanno raggiunto gli obiettivi prefissati: quello di rinnovare l’ispirazione, il coraggio e la voglia di fare il medico, negli studenti del IV-V° anno di Medicina, o della specializzazione, che oramai, a causa di un percorso di studi tecnici e teorici che insegna loro a trattare le malattie, ma non a prendersi cura dei malati, hanno perso ogni stimolo e spesso entrano in crisi, chiedendosi se vogliono ancora intraprendere questa professione.
Allo stesso modo ci si rivolgeva agli studenti del primo anno per dare loro un messaggio: vale davvero la pena fare il medico, a patto di non dimenticare mai che lo si fa spinti dal desiderio di aiutare chi sta male. Molti degli studenti presenti sono intervenuti ringraziando per questa preziosa e proficua lezione, piuttosto distante dalle lezioni teoriche alle quali normalmente assistono.
La speranza della “Consulta dei medici malati” istituita nel 2007 sotto il Ministero di Livia Turco, è quella di modificare radicalmente il modo di "fare medicina" ed il sistema sanitario, prima di tutto attraverso l’adozione di nuovi percorsi formativi in grado di creare una classe medica maggiormente competente sul piano relazionale, ed anche attraverso una “Rivoluzione etica”.
Come ha illustrato Paolo Barnard, curatore del volume, questa rivoluzione è possibile a partire da nuove alleanze:
• Serve un patto con la malattia. Tutti, compresi i medici, devono imparare a considerarla come qualcosa che ci riguarda in prima persona, perché siamo tutti mortali e prima o poi la malattia tocca ad ognuno di noi.
• Serve un patto con i pazienti, che devono essere informati ed educati sui propri diritti, i propri doveri ed il funzionamento della Sanità e delle strutture assistenziali: solo così si potrà pian piano raggiungere una relazione paritaria e collaborativa.
• Serve anche un patto del medico con sé stesso e con la propria coscienza, per imporsi il rispetto di quegli imperativi morali da cui questa professione non può prescindere.
• Serve infine un patto fra medici, poiché solo uniti possono combattere contro le logiche dettate dall’aziendalizzazione, dalle leggi di mercato e dalla politicae a favore di un’umanizzazione dell’assistenza.

Dalla lettura del libro “Dall’altra parte”, come già alcuni critici hanno rilevato, rimane tuttavia una perplessità non da poco: solo l’esperienza personale della malattia può guarire i medici dal loro eccessivo distacco nell'approccio con la persona malata?
Solo toccando con mano cosa significa stare dall’altra parte possono cambiare il loro atteggiamento ed acquisire nuove capacità di relazione e comunicazione, a partire dall’ascolto e l’interesse reale per l’altro?
Troppo spesso le vicende personali e quelle di cronaca ci fanno pensare che questo timore corrisponda a realtà, ma se fosse davvero così, si dovrebbe denunciare un parziale fallimento della medicina moderna ed, in particolare, le Facoltà di Medicina dovrebbero ammettere la propria difficoltà nella formazione di una classe medica dotata, oltre che di competenze tecniche, anche di sensibilità e capacità di prendersi cura della persona ammalata.
Una medicina priva di tali requisiti perde il suo principio ispiratore e la sua stessa ragione d’essere. Abbiamo davvero bisogno di questa medicina?
Non credo, ed anche per questo spero che la battaglia di tutti i guaritori feriti prosegua e raccolga consensi sempre più ampi, diffondendo gradualmente un nuovo modo di fare, ma soprattutto di essere medico.

A cura di ELISA VALDAMBRINI, Filosofa Bioeticista.

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