Salvatore Crisafulli rinuncia a morire

Dopo la mobilitazione del Ministero del Welfare e la lettera del premier Berlusconi, Crisafulli ha deciso di continuare a vivere.

Salvatore Crisafulli ha 43 anni ed è rimasto paralizzato dopo un incidente stradale avvenuto l’11 settembre 2003 a Catania. I medici gli hanno diagnosticato una Sindrome assimilabile alla Locked. Parla grazie ad un PC e ad una macchina che interpreta i movimenti dei suoi occhi.
Si è battuto a lungo contro l’eutanasia e ha perfino scritto una lettera a Piergiorgio Welby per invitarlo a non mollare.
La sua determinazione a restare vivo gli ha fatto meritare l’appellativo di anti Welby.
Poi Salvatore ha cambiato idea ed in una lettera ha affermato che “la dolce morte trova spazio dove c'è disperazione, senso di abbandono e sofferenza”. Lui e la sua famiglia, infatti, hanno denunciato l’abbandono da parte della Regione Sicilia, che non avrebbe fornito loro l’assistenza 24 ore su 24, come prevede la Legge 162. Per questo egli aveva deciso di andare a morire in Toscana, nei luoghi che ha molto amato.
Dopo la visita del sindaco di Catania si è mobilitato anche il Governo: il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, ha chiesto ai familiari di Salvatore tutte le informazioni per intervenire nel modo più opportuno, rapido ed efficace e li ha invitati ad un incontro al ministero.
A Crisafulli si è rivolto anche l’assessore toscano alla Salute, Enrico Rossi, rassicurando che se Crisafulli si fosse trasferito in Toscana si sarebbe fatto per lui quello che viene fatto per tutti i malati nella sua condizione.
Tale mobilitazione ha ridato coraggio e voglia di vivere a Salvatore che però a deciso di venire lo stesso in Toscana, per incontrare altre persone con problemi simili ai suoi. E così è iniziato il viaggio verso l’Abetone.
Ieri nella capitale i suoi familiari hanno parlato con il sottosegretario Roccella, che ha consegnato loro una lettera di Silvio Berlusconi.
Il premier si impegna a seguire il caso dell'uomo, ed anche la Regione Sicilia ha annunciato che si farà carico economicamente dell' assistenza all' uomo.
Nella lettera Berlusconi ha scritto, tra l' altro: Non ceda alla disperazione, non perda le sue speranze. Da parte nostra ci impegneremo a non lasciare da solo lei, i suoi familiari e le persone come lei. Il premier ha aggiunto: Personalmente non credo affatto nel diritto a morire, ma in quello di essere curato e tutelato dallo Stato e dalle istituzioni, diritto che deve valere per tutti i cittadini, in tutte le condizioni e momenti della vita. Lei ha scritto "non può il diritto di morire diventare la nuova frontiera dei diritti umani". Le sue parole sono anche le mie.

A cura di Elisa Valdambrini, Filosofa bioeticista.

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