Testamento biologico: CIC legge condivisa. Pronti a collaborare

Pubblichiamo qui l'esortazione del presidente del Collegio italiano dei chirurghi (Cic), Pietro Forestieri, alle forze politiche affinchè con la ripresa dei lavori parlamentari, a settembre, la questione relativa al testamento biologico sia affrontata con nuovi stimoli e senza condizionamenti di sorta.

"Dialogo e confronto costruttivi, senza preconcetti e senza pregiudizi, con il solo intento di fare leggi sagge e giuste". È questo l'invito che Pietro Forestieri, presidente del Collegio italiano dei chirurghi (Cic), manda alle forze politiche perchè "a settembre, con la ripresa dei lavori parlamentari, si possa affrontare il tema del testamento biologico con la mente aperta e libera, senza condizionamenti religiosi o politici".

E proprio sulla Dichiarazione anticipata di trattamento (Dat), che chiunque può firmare con le sue indicazioni su eventuali future cure, il Cic, già ad aprile, aveva richiesto un'audizione alla commissione Affari sociali, nella speranza di poter discutere il testo di legge e portare il contributo dei medici. "È opinione concorde del Collegio - spiega Forestieri - di non tenere in alcun conto le posizioni ideologiche, e tanto meno politiche, di alcuno.

Raccomandiamo solo che ai medici vengano date delle norme chiare, che non siano contraddittorie tra loro e che non creino dei pericolosi equivoci tra codice deontologico, Carta costituzionale e legislazione". Forestieri lamenta come questo disegno di legge sembri "scaturire esclusivamente dall'onda emotiva nata con la tristissima vicenda di Eluana Englaro, ed essenzialmente per motivazioni politiche.

I diritti dell'autodeterminazione e della salute, garantiti e regolati dagli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione, e i temi della nutrizione e della idratazione artificiale, andrebbero approfonditi con maggiore ponderatezza e dialogo tra le varie componenti, politiche e tecniche".

"Si potrebbe e si dovrebbe cogliere questa opportunità - continua Forestieri, presidente del Collegio italiano dei chirurghi - per varare una legge che regoli chiaramente le Dat, non solo per i pazienti in coma vegetativo permanente, che rappresentano un'esigua minoranza (meno dello 0,005 %), ma per tutti coloro che volessero lasciare disposizioni anche per altri fini, quali, ad esempio, la donazione di organi o la donazione del corpo a fini scientifici.

Ciò - avverte il chirurgo - sarebbe estremamente importante per la formazione ed il perfezionamento dei chirurghi italiani. Molti di questi, infatti, sono costretti ad andare all'estero e pagare fior di quattrini per potersi esercitare sui cadaveri, modalità di apprendimento assolutamente indispensabile ed insostituibile". Forestieri conclude con una riflessione e un appello: "Se il fine è evitare l'eutanasia e l'accanimento terapeutico, non vi è bisogno di alcuna legge ulteriore.

Se, invece, si vuole affrontare un tema più complesso e generale che, inevitabilmente, porterà a discussioni e lacerazioni prima di giungere ad una scelta condivisa, allora lo si faccia completamente e in tutti i suoi molteplici aspetti.

Per questo - chiude - , con spirito unicamente costruttivo, il Collegio rinnova la più completa disponibilità a collaborare, nella speranza che la commissione Affari sociali prenda in considerazione la richiesta di audizione avanzata".

Fonte: Diregiovani.it - Roma 29 luglio 2009

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