Il libro tratta del tema della comunicazione negli organismi viventi. Lo studio di una delle patologie più gravi, come il cancro, attraverso le distorsioni dell'informazione che esso provoca nella rete biologica di un organismo, porta a formulare l'ipotesi che la comunicazione a livello delle cellule somatiche avvenga con le stesse modalità con cui avviene tra individui umani. La conclusione a cui si arriva è che non esiste dualismo tra mente e corpo, ma che l'organismo funziona come un'unica rete cognitiva, in cui il genoma costituisce il codice di significazione.
Un grande medico che diventa paziente, una malattia devastante che nei paesi sviluppati è la prima causa di invalidità, un racconto che porta alla definizione di una nuova sanità, più umana e meno influenzata da business e burocrazie. Gianni Bonadonna, oncologo di fama internazionale, sfoglia il diario di una lunga e difficile riabilitazione dopo un ictus che rischiava di condannarlo al silenzio e all'immobilità.
Questo libro, di alto valore scientifico e umano, professionale e sociale, parla di dolore in generale, così come di sanità e di competenza globale dei medici e degli operatori sanitari nel loro complesso, ma esso è anche, molto specificamente, un libro sul cancro, su chi ne è affetto, su chi lo cura, sui rapporti tra gli uni e gli altri. È stato scritto da gente che “sta al fronte”, a contatto quotidiano con il malato e con i suoi familiari, dialogando con la loro sofferenza e aiutandoli a trasformare la sofferenza in conoscenza.
"Ho scritto questo libro per me, perché nulla quanto lo scrivere chiarisce i propri pensieri, sentimenti ed emozioni. Ho scritto questo libro per gli altri, perché confido che le mie riflessioni possano essere utili anche ad altre persone. Ho ritenuto di cercare di fondere insieme la conoscenza teorica con l'esperienza personale, la scienza e la testimonianza.
Gli operatori che oggi lavorano in sanità (medici, psicologi, infermieri, operatori addetti all'assistenza) o nel sociale (assistenti sociali, assistenti domiciliari), i volontari che si integrano con questi operatori, incontrano spesso malati in situazioni di terminalità e familiari, che richiedono non solo un intervento tecnico (assistenza a lungo termine, terapie più o meno complesse che talvolta possono durare anche anni) ma anche un impegno "relazionale" sempre più intenso e coinvolgente.