La misteriosa scomparsa di Anna

I rumori che si fermano, il silenzio, la scomparsa dell’anziana vicina di casa. Dal terrazzo non pende più il bucato, per strada o al discount non incontro da lungo tempo Anna, che con il suo carrettino della spesa carico si ostinava a trainarlo e ad alzarlo gradino per gradino sino a raggiungere il pianerottolo di casa. “E’ stata con noi quarant’anni in questo quartiere, e ora niente, non c’è più!” Una scomparsa misteriosa che non ci ha permesso di salutarla per l’ultima volta.. Ciò che ci uccide oltre la malattia è soltanto la stanchezza della solitudine ed il profondo silenzio dell’indifferenza. La nascita dell’esigenza di riappropriarsi di una certa cultura, una “umanizzazione contagiosa” solidale, consapevole e che ci porti nella dimensione giusta, quella di appartenere al “tempo della gentilezza”.

I piccoli rumori che provenivano dal piano di sopra si sono fermati da un mese, è strano, molto strano… La voce alta per parlare al telefono, quella piuttosto acuta, classica delle persone anziane con ipoacusia, all’improvviso si spegne. Il calpestio lento dei gradini delle scale condominiali ha lasciato spazio a passi più pesanti e veloci degli altri giovani vicini. Dal terrazzo non pende il bucato, per strada o al discount non incontro da lungo tempo Anna, che con il suo carrettino della spesa carico si ostinava a trainarlo e ad alzarlo gradino per gradino sino a raggiungere il pianerottolo di casa. Quante volte io e gli altri condomini ci siamo offerti per darle una mano! Da noi, non c’è l’ascensore… Ma lei, imperterrita: “No, grazie, finché ce la faccio, voglio portarlo a casa da sola!”. Un’anziana spesso solinga in casa, fin troppo brava a curarsi di sé stessa, con i capelli ben tagliati, di colore scuro e che ogni tanto per spezzare la sua solitudine, invitava al pomeriggio due signore per giocare una partita a carte! Spesso attaccava bottone con chi incontrava e manteneva lunghi discorsi, perché troppo zitta durante le sue lunghe giornate e risultava difficile interromperla per congedarsi al saluto. Era il suo modo per raccontare i fatti della sua vita, per poter affermare che era una persona esistente e non una anziana fantasma che si aggirava zitta e triste. Una donna combattiva nella vita, per alcune disgrazie che le erano accadute anni prima ad alcuni suoi cari e altresì nello sconfiggere i suoi mali. Anna aveva superato ben due tumori; Al seno negli anni novanta, e all’intestino nell’ultimo decennio! Era molto battagliera persino alle riunioni di condominio, mettendo in riga addirittura l’amministratore stesso. Un giorno mi sentii chiamare da lei, era affacciata al suo balcone e ci mettemmo a parlare del più e del meno, quando senza motivo, mi lanciò nel mio giardino, una molletta dei panni con attaccato un foglio. “Anna cos’è questo?” Chiesi incuriosita. “sono i numeri di telefono di mio figlio e di mia figlia, sai.. ho quasi 82 anni e se un giorno non mi sentirai presente in casa e bussando alla porta io non ti risponderò, potrai chiamare ed avvisare loro”. Rimasi un po’ spiazzata per qualche attimo, poi le dissi: “Giusto! Lo terrò presente, grazie”. Così passano giorni, notti, mesi, e la vita di ognuno prosegue, il solito tram tram, tutti di corsa, il lavoro, la spesa, chi è preso da mille cose… Io mi sposo, e dopo qualche giorno incontro Anna vicino al portone di casa, lei mi saluta ed io faccio fatica a riconoscerla nell’aspetto, ma la voce squillante mi da conferma che si tratta proprio di lei. Ha i capelli bianchissimi, un po’ allungati, è dimagrita.. Con un espressione gioiosa mi dice: “Congratulazioni! Ho saputo che ti sei sposata! A dire il vero, dalla mia finestra ho visto una Citroen d’epoca tutta addobbata che ti è venuta a prendere!” La ringraziai per gli auguri, continuammo a parlare all’interno del portone e poi gli consegnai una bomboniera, conteneva dei confetti ripieni di vari gusti. Dopo neanche un quarto d’ora, ero sul mio balcone ad innaffiare le piante e lei, come una bambina felice, si sporse dal parapetto e mi gridò: “Alessandra li ho mangiati tutti! Sono speciali!” Mi fece sorridere, ed io le risposi: “Bene! Se vuoi, ne ho altri!” Ci salutammo e questa fu l’ultima volta che la vidi. Poi è caduto il silenzio, l’oblio per un mese. Un giorno, mentre stavo aprendo la porta di casa, una mia vicina mi ferma, ci salutiamo, le consegno tutta felice la mia bomboniera anche a lei, ma poi mi racconta un fatto; si trattava di Anna. “Hai saputo di Anna?” Mi chiese lei con un espressione seriosa. “No, perché? Cosa è successo?” L’hanno chiusa in una RSA.. sono sconvolta! Aggiunse con le lacrime agli occhi. E’ stata con noi quarant’anni in questo quartiere, e ora niente, non c’è più!

Feci un lungo sospiro, ero tanto, tanto dispiaciuta. In effetti, ho sentito un gran silenzio in questo periodo, ma ho pensato che fosse andata a stare per un po’dalla figlia, in campagna. Mi ricordai che qualche tempo prima, si era agitata al telefono con qualcuno, aveva fatto diverse telefonate di sera, tanto che dissi a mio marito: “Stasera Anna è arrabbiata con qualcuno, senti come grida!”. In alcuni discorsi aveva fatto riferimento ai sacrifici per i figli e che loro se ne fregavano di lei. La mia vicina continuò il suo racconto: “Non avendola più vista, ho chiamato suo figlio che mi ha riferito che un giorno aveva litigato con lui e sua sorella che riteneva pazza, e che di volata con un taxi si era precipitata dai Carabinieri a denunciarli, riferendo loro che la volevano ammazzare per via delle medicine nuove che le avevano dato e che le facevano scoppiare l’intestino… I Carabinieri chiamarono i figli che arrivarono in questura, mentre lei se ne stava andando via. Un Carabiniere l’aveva seguita e le aveva domandato: Signora dove sta andando? “ Ah.. non lo so!” Rispose Anna. Da quel momento in poi, il ricovero in Ospedale e RSA. Tutti i condomini, compresa me, siamo affranti, siamo dispiaciuti, ma come è possibile da un giorno all’altro diventare completamente disorientati, essere tolti dalla propria casa per stare con sconosciuti, quando ci sarebbe stata la possibilità di rimanere a casa propria, magari con una badante, sistemandole meglio la terapia medica con un buon geriatra o psichiatra. Lasciarla vivere nel suo ambiente, circondata da cose a lei care, forse le avrebbe fatto bene, seppur la mente inizia a cedere e ad offuscarsi. Anna manca a tutti noi, manca la sua voce, lo scricchiolio del carrellino, mancano le chiacchierate dal balcone, manca la sua presenza che ci è stata tolta all’improvviso con una scomparsa misteriosa e che non ci ha permesso di salutarla per l’ultima volta. Non è semplice per nessuno di noi accettare che il tempo scorra inesorabile e che prima o poi ci troveremo a fare i conti con la nostra età, il divenire “anziani” anche se si è allungata la nostra aspettativa di vita se messa a confronto con i secoli scorsi. Il ciclo naturale dell’esistenza fa il suo corso, è così per tutti, è inevitabile, il nostro corpo e il nostro aspetto si trasformano, ci rallentiamo nei movimenti, ci difendiamo in modo diverso dalle malattie e da una certa età in poi, sentiamo il tempo scivolare via, finire; la visione del nostro futuro cambia radicalmente. La nostra corsa al lavoro da giovani, il nostro tempo storico del “fare, fare e fare mille cose”, non ci permette più di godersi quel tempo da dedicare a noi stessi e agli altri e quando riflettiamo bene, ci guardiamo indietro nostalgici. Tutto può cambiare in un istante, per certi versi, divenire anziani è pure un traguardo che ad altri, ahimè, non è toccato, perché si è dovuto fermare molto prima. La malattia e la vecchiaia possono favorire dei rischi, come la solitudine, la depressione, la mancanza di forze, l’apatia, la sofferenza, una mente meno brillante, la mancanza di un ruolo attivo a livello sociale, il vuoto, l’autostima e così via, sempre più indifesi, non sentirsi vivi. La strategia migliore è cercare di far fronte a questo vortice pessimistico, combattere la solitudine con le attività sociali che può magari offrire il proprio quartiere di residenza, mantenere i rapporti comunicativi con familiari ed amici, seguire degli hobby come leggere, dipingere, cucire, o altro che possa mantenere attivo l’intelletto, guardarsi intorno, camminare o mantenere una attività fisica nel possibile dei casi, insomma, fare di tutto per restare vivi, per non scomparire prima del tempo e godersi qualche briciola di gioia che la vita può ancora offrire. Da due mesi seguo un corso di teatro comico d’improvvisazione, io ed il mio insegnante siamo i più giovani, tutto il gruppo ha un età compresa dai 60 ai 70 anni e la cosa bella che ci unisce è la gentilezza, la loro spontaneità e simpatia, nonostante gli acciacchi, molti s’impegnano con passione. E’ grazie a loro che sono costante nella mia frequenza alle lezioni di teatro. La peculiarità è che sono più divertenti loro che non gli attori ormai assodati di compagnie teatrali. Mia sorella, a volte, scherzando mi chiede: “sei con quelli della casa di cura stasera?” Certo, le rispondo sorridendo: “E la casa che cura!” . Mi rivolgo agli anziani e a tutti noi: non perdiamo il valore della nostra esistenza e viviamo fino all’ultimo giorno con entusiasmo, ciò che ci uccide oltre la malattia è soltanto la stanchezza della solitudine ed il profondo silenzio dell’indifferenza. Più reti sociali costruiremo intorno a noi e maggiori saranno le possibilità di vivere sereni ed essere aiutati dagli altri, comprese tutte le persone con difficoltà motorie, fragili, intrappolate dentro le mura domestiche. In questo periodo storico, in cui sono prevalsi atteggiamenti individualistici e sentimenti che hanno sfiorato l’aggressività e per certi versi la maleducazione, nasce fortemente l’esigenza di riappropriarsi di una certa cultura, una “umanizzazione contagiosa” , solidale, consapevole e che ci porti nella dimensione giusta, quella di appartenere al “ tempo della gentilezza”.

Tornando ad una persona gentile: Anna. Io non mollo, già, e non lo fanno neanche i miei vicini, che riuniti come in una riunione condominiale abbiamo messo a verbale di andare da lei a farle visita a turno! Tutto fa pensare ad una frase della mia era Buddista che mi è rimasta impressa nella mente e che riguarda la gioia o il dolore, rappresentato metaforicamente come il paradiso e l’inferno e cita così:

“Per prima cosa, alla domanda di dove si trovino esattamente l’inferno e il Budda, un sutra afferma che l’inferno si trova sotto terra e un altro dice che il Budda risiede a occidente. Ma, a un attento esame, risulta che entrambi esistono nel nostro corpo alto cinque piedi; questo dev’essere vero perché l’inferno è nel cuore di chi interiormente disprezza suo padre e trascura sua madre. È come il seme del loto che contiene al tempo stesso il fiore e il frutto” (Dal Gosho di Capodanno, N. Daishonin).

Senza colpevolizzare la scelta dei figli, la frase vuole solo affermare che l’inferno o il paradiso per i cattolici, l’illuminazione o la sofferenza, per i Buddisti, si trovano esattamente dentro di noi, e sta solo a noi tirare fuori il sentimento migliore. Ciao cara Anna, sii in buona compagnia, resisti, ci rivedremo!

Con affetto, la tua vicina del piano di sotto.

Alessandra Scoppetta*

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*Alessandra Scoppetta è nata a Firenze, è un infermiera. Nel 2002 collabora ad un articolo scientifico pubblicato sulla rivista: “Obiettivo professione infermieristica”, organo ufficiale del collegio I.P.A.S.V.I. di Firenze. Nel 2006 è stata pubblicata la prima edizione del suo libro dal titolo: “Il segreto dei guardiani” casa editrice Montedit. Nel 2007 è stata pubblicata una seconda edizione con la casa editrice Kimerik e nel 2009 con il concorso “IV Edizione concorso granelli di parole” della stessa casa editrice, viene pubblicata la poesia dal titolo “Magica energia”. Nel 2011, con il 3° concorso nazionale: “Poesie d’amore”, Edizioni Penna d’autore di Torino è stata pubblicata la poesia dal titolo: “A mia madre Clelia”. Nel 2016 al concorso “Poeti d’Italia” è stata pubblicata la poesia “Aria di primavera”, edizioni Kimerik. Al concorso “Poesie d’amore” Poeti contemporanei, promosso dalla casa editrice Ali penna d’autore, è stata conferita la menzione d’onore alla poesia “Matilde” e relativa pubblicazione delle note biografiche su “Enciclopedia degli autori italiani” 2016. Nel 2017 è stato conferito il diploma di finalista e relativa pubblicazione della poesia “Granelli di polvere” sull’antologia: Linea verde XXIX edizione del concorso Nazionale di poesia – Centro Culturale Gioacchino Belli di Roma. Nel 2018 è stato pubblicato l’articolo: “Una storia, una vita” sulla rivista on line: Laborcare Journal n. 22 – Direttore responsabile G. Favero. Nel 2019, stessa rivista on line: Laborcare Journal n. 26, stesso Direttore editoriale, è stato pubblicato l’articolo “ Essere – sentirsi fragili”. Nel 2019 è stata pubblicata la poesia “Amarsi è..” X Concorso Nazionale poesie d’amore e conferita una menzione d’onore. Casa editrice: Ali penna d’autore di Torino. Raccolta di n.5 poesie nell’antologia “M’illumino d’immenso” Poeti e poesie –Roma 2020.

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