Rooming-in ed assistenza ostetrica nell’occhio del ciclone

Di seguito riportiamo l'articolo dell'ostetrica Marilena Polimeno che presenta, riconsegnando al lettore alcune interpretazioni giornalistiche e riflessioni, alcune considerazioni in merito alla tragica morte neonatale, avvenuta presso l’ospedale Pertini di Roma lo scorso 7 Gennaio 2023.

L’evento ha scatenato un’importante quanto fulminea attrazione da parte di ogni individuo ruoti attorno all’evento nascita, e non solo. Riportando alcuni interventi delle Istituzioni di settore e rifacendosi alla letteratura scientifica in materia, l’articolo muove il lettore ad una presa consapevolezza della spesso ignorata ma fondamentale assistenza ostetrica nel periodo puerperale e al bisogno di riconoscerla come pilastro nel continuum di cure al fine di assicurarne appropriatezza e sicurezza.

Non c’era dubbio che vi fosse l’esigenza di discutere sulla carenza di risorse infermieristico-ostetriche nei reparti italiani, ma non ci si augurava di farlo sulla scia dell’evento accaduto nella notte dello scorso 7 Gennaio all’ospedale Pertini di Roma.
Un tragico evento che sarebbe potuto avvenire tra le mura domestiche, ma che sia avvenuto all’interno di un reparto di maternità pubblico ne ridefinisce i contorni mediatici e le marcate sfumature polemiche.

In una breve parentesi riporto il grido di allarme delle ostetriche che va avanti da tempo, da Nurse24 alcuni numeri forniti nell’ambito della Giornata Internazionale delle Ostetriche del 2021: l’assistenza provvista dall’ostetrica/o con risorse complete entro il 2035 potrebbe evitare il 67% delle morti materne, il 64% delle morti neonatali e il 65% dei nati morti. E ancora, potrebbe salvare circa 4,3 milioni di vite ogni anno. Ma il mondo, sta affrontando una carenza di 900.000 professionisti.

Negli anni ‘90 nasce l’iniziativa “Ospedale amico del bambino” promossa da UNICEF e OMS che prevede un decalogo a salvaguardia di bimbi e madri tra cui rientra la pratica del rooming-in. La piattaforma è una Dichiarazione congiunta OMS e UNICEF presentata a Ginevra nel 1989 e il titolo del documento è un programma chiarissimo: L’allattamento al seno: protezione, incoraggiamento e sostegno. I dieci passi infatti si armonizzano nel raggiungere l’obiettivo di rimettere la donna e il bambino al centro dell’evento nascita, promuovendo l’allattamento al seno come investimento per la vita.
Il rooming-in non è quindi una forzatura o una punizione, ma una possibilità, un’opportunità che ai tempi delle nursery non era concessa. La possibilità di non separare il neonato dal suo unico riferimento avuto in vita intrauterina, di garantirgli un adattamento extrauterino il meno possibile stressogeno, fatto di cure materne h24 (compreso l’allattamento al seno a richiesta che soddisfa i bisogni nutrizionali di quel bambino e crea un equilibrio con la produzione di latte materno di quella madre), quelle cure che presuppongono una conoscenza del proprio bambino e dei suoi segnali di fame e bisogno di cura, segnali che la stessa madre inizia precocemente a riconoscere e che vanno ad affinare e potenziare il suo intuito materno.
Tra gli articoli pubblicati in merito all’evento avvenuto emerge l’esperienza di un abbandono assistenziale insieme ai dubbi relativi alla vigilanza e all'assistenza da parte del personale del reparto, non ultimo il dubbio sulla pratica del rooming-in spesso virgolettata, sottolineata come anomala, fautrice della tragedia accaduta. Un pratica con delle “regole” descritte al condizionale, quasi a interrogarsi sulla loro effettiva validità; “Il bimbo le viene messo accanto in stanza, nella culla apposita, quella in cui secondo le regole del “rooming in” di cui si diceva il neonato andrebbe sistemato sempre dopo l’allattamento (e soprattutto prima di dormire) proprio per evitare che possa rimanere schiacciato nel letto: un gesto previsto da un protocollo rigido, non semplicemente consigliato.”(Avvenire)
In un articolo di Dire si legge in maiuscolo “L’allattamento al seno è sicuro”: titolo piuttosto deprimente (è quasi messo in discussione) se non ben contestualizzato.
Oggetto di polemiche anche le ostetriche, o il personale infermieristico come nel caso della maternità del Pertini, un personale che non assiste, non ascolta, che insiste sulle “regole” del rooming-in con toni duri e scocciati fino ad esprimersi con frasi come “cosa crede, che quando tornerà a casa dormirà nella culletta? Per un anno le aspetta questo”. Frasi che probabilmente non si limitano ai locali del Pertini e che portano dritte dritte al fenomeno della violenza ostetrica e alla sua così incredibile quanto purtroppo vera diffusione, e non solo nel contesto del rooming-in...
Dalle parole del ministro O.Schillaci "...problematiche che hanno riguardato, e possono riguardare, molte altre donne...affrontarle mettendo in atto tutte le misure necessarie a garantire piena sicurezza delle partorienti e dei bambini. Così come è impegnato a promuovere ogni intervento utile ad assicurare adeguate condizioni di lavoro alle ostetriche e al personale sanitario addetto ai reparti di ostetricia e ginecologia". Ed il ministro E.Roccella: "Pieno appoggio e piena collaborazione nei confronti del ministro Schillaci. Aiutare la natalità significa anche non lasciare le donne sole. Per il governo questa è una priorità, faremo tutto ciò che è nelle nostre competenze per assicurare una rete di sostegno alle partorienti e ai bambini".
Inutile dire che dai social rapidamente è emersa la solidarietà e la rabbia delle tante mamme che hanno vissuto il momento del post parto chi con più difficoltà chi meno, e tutte ricordano lo sfinimento e il senso di impotenza che caratterizza quei giorni, denunciando spesso la carenza di assistenza ospedaliera o per meglio dire puerperale.
La rete di aiuto non si ferma in ospedale, la rete continua e deve fortificarsi sul territorio, con servizi che operino insieme alle donne e alle loro famiglie nella costruzione di un vero supporto al nuovo nucleo familiare.
Si parla quindi di una rete, e fin dai primi momenti dopo il parto il rooming-in è rete: con il padre del bambino o un familiare, con i medici specialisti, con gli operatori socio sanitari, con le ostetriche che prontamente possono e devono fornire quell’insieme di cure che sostengono ogni donna nel proprio delicato passaggio da madre in gravidanza a madre con un neonato a cui deve tutte le sue attenzioni e in un momento in cui più o meno inconsapevolmente ricostruisce anche il proprio Sé.
Anche la donna, secondo le ricerche, ottiene dei benefici dal contatto pelle a pelle con il neonato, tra cui una diminuzione delle perdite post parto e un minor tasso di depressione post-partum. Il rooming-in non è l’ultima moda, non è l’improvvisata, non è co-sleeping madre-neonato. In un recente articolo su Adnkronos scrive l’ostetrica A.Bellasio “L’American Academy of Pediatrics raccomanda per il sonno del neonato un ambiente sicuro, per ridurre i pericoli. Nello specifico, attraverso le raccomandazioni del 2022, consiglia: il coricamento in posizione supina, l'uso di una superficie di riposo solida e non inclinata, la condivisione della stanza ma non del letto, evitare il surriscaldamento e l’utilizzo di lenzuola morbide che potrebbero ostruire le vie respiratorie.”.
Deve senza ogni dubbio esserne garantita la sicurezza, da qui il ruolo cruciale delle direzioni ospedaliere nell’assicurare l’adeguatezza delle risorse dei professionisti e la loro organizzazione, e la presenza di un familiare accanto alle donne. Il sostegno ad una puerpera non è solo emotivo o solo pratico, conta di un insieme di preziose attenzioni volte a sostenere non sostituirsi, all’incoraggiare non insegnare, all’essere presente non invadente. Negli ospedali italiani è impensabile poter offrire un’assistenza ostetrica one-to-one, è consequenziale che la degenza non rimanga off limits per un familiare.
E un accenno và alla necessità dei contatti social di mamme e papà dopo l’evento parto.
“...la SIP ricorda di focalizzarsi sul momento dell’allattamento per viverlo intensamente. Vi sono mamme che spesso mandano messaggi sul cellulare dopo il parto. E’ stato calcolato che ne inviano circa 30 nelle due ore successive al lieto evento: vi è un aspetto di condivisione sociale che è molto bello, ma è importante anche non lasciarsi distrarre e vivere a pieno e ‘dal vivo’ il momento della nascita del proprio bambino, aggiunge Salvatori.”. Quindi sì: il cellulare può aspettare, ricordiamolo e ricordiamocelo.

In conclusione credo che per una donna narrare l'esperienza del proprio parto possa essere un modo per accudire le proprie ferite, ma anche per ricordare ad altre donne che le leggono quella forza e quel coraggio inimmaginabili, per contribuire alla creazione di una cultura di donna protagonista del proprio parto, dando dignità ad ogni emozione vissuta e provando a ri-umanizzare l'evento nascita dove ancora non lo è, o dove ha smesso di esserlo. Tutte le donne dovrebbero avere voce: chi ha vissuto un evento traumatico e chi no; penso ad un ipotetico filtro emozionalmente protettivo per quando chi legge è una donna in gravidanza...nei racconti tra donne questo filtro deve esserci perché nessun racconto deve essere censurato ma non deve affatto terrorizzare. Le donne devono essere e tornare ad essere comunità, devono potersi nutrire delle esperienze e del confronto con le loro mamme, nonne, amiche.
Dedicherei valore all'importanza dei corsi di accompagnamento alla nascita che non nascono per insegnare ma per accompagnare ad un pensiero di maternage che inizia e si sviluppa dalla gravidanza e nel corso dei primi mesi di vita del proprio figlio.
E oggi proprio all’interno di questi corsi diamo importanza al racconto del recente accaduto, senza ignorarlo ma portando allo scoperto e accogliendo paure e ansie di chi sta per diventare madre e questi eventi li vive in modo ancora più spinoso. Un evento che in modo impetuoso entra nell’immaginario di donne che sanno sarebbero potute essere al posto di quella madre. Noi ostetriche non sorvoliamo, stiamo e metabolizziamo, con le donne, ascoltando e dando spazio.
E per tutti coloro che abitano la cura o vi passano come visitatori, senza puntare il dito alla ricerca di un colpevole o agganciare l’evento come pretesto per un’inutile disputa tra il bene e il male, domandiamoci se questa tragedia finirà con il lasciare il posto ad una rivolta contro un colpevole inesistente o porterà ad una riflessione e un cambiamento concreti.
Quindi assicuriamo che l’importanza del rooming-in venga compresa dalle coppie, assicuriamo loro di poter vivere insieme quel momento, assicuriamo alle donne di non essere sole, di vivere il rooming-in come una scelta di salute materno-neonatale e non un’imposizione. Non dimentichiamoci che noi ostetriche siamo responsabili dell’assistenza ostetrica e neonatale, attenendoci alle conoscenze scientifiche e agendo nel rispetto dei principi fondamentali della qualità dell’assistenza al fine di assicurare l’appropriatezza e la sicurezza delle cure. Favoriamo l’attaccamento precoce madre/padre e bambino, promuoviamo l’allattamento al seno e supportiamo il ruolo genitoriale.
La salute salvaguardata attraverso il rooming-in riguarda il rafforzamento di quel legame unico e speciale tra mamma e neonato attraverso il contatto prolungato subito dopo la nascita favorendo la conoscenza e l’attaccamento reciproco; riguarda la madre e il potenziamento delle sue innate risorse di cura nei confronti del piccolo, il precoce avvio ed il mantenimento dell’allattamento al seno, il riconoscimento dei segnali neonatali di cura; riguarda il neonato e il suo adattamento alla vita extra uterina. Il neonato con il parto lascia il caldo e rassicurante ambiente endo uterino e si affaccia ad un luogo completamente diverso, freddo, rumoroso, pieno di luce. Stare tra le braccia della madre gli permette di vivere un continuum emozionale, di gestire in modo migliore i numerosi fattori di stress, essendo rassicurato dalla voce materna, dal suo odore e dal suo battito cardiaco. Con le attenzioni ostetriche quindi i genitori acquisiscono una maggiore autonomia nella gestione dei bisogni neonatali e le donne ricevono sostegno nell’avvio dell’allattamento al seno: a richiesta rispettando i ritmi sonno veglia di quel singolo neonato, sperimentando posizioni alternative, avendo la possibilità di mettersi alla prova prima del rientro a casa e contribuendo al rinforzo delle proprie competenze innate.
Il modello del rooming-in è stato promosso fin dagli anni Novanta attraverso l’iniziativa “Baby Friendly Hospital” (ospedale amico del bambino) sostenuta dall’UNICEF, per garantire un’assistenza più efficiente ai neonati e promuovere l’allattamento materno, non è certamente un modo per chiudere le porte delle vecchie nursery e risparmiare personale nei reparti maternità.

Sitografia e bibliografia

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/alimentazione/ecco-g...
https://www.avvenire.it/amp/attualita/pagine/il-neonato-morto-soffocato-...
https://www.repubblica.it/cronaca/2023/01/26/news/neonato_morto_pertini_...
https://www.fanpage.it/roma/la-storia-di-anita-quando-ho-chiesto-di-port...
https://www.adnkronos.com/neonato-morto-al-pertini-lostetrica-no-a-letto...
https://www.dire.it/23-01-2023/863763-neonato-morto-pertini-collasso-imp...
https://www.ilgiornale.it/news/governo/pi-misure-sicurezza-ministro-schi...
https://www.nurse24.it/ostetrica/professione-ostetrica/neonato-morto-al-...
Codice Deontologico della Professione Ostetrica, 2021
Fisiologia della nascita, R.Spandrio, A.Regalia, G.Bestetti
Assistenza infermieristica e ostetrica in area materno-infantile, P.Di Giacomo, L.A.Rigon
Allattare un gesto d’amore, T.Catanzani, P.Negri
Nascita di una madre, D.N.Stern, N.Bruschweiler-Stern, A.Freeland
Psicologia clinica perinatale babycentered. a cura di A.Imbasciati, L.Cena

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