Sazio di giorni

Autore: 
Yoram Kaniuk
Anno: 
2014
Casa Editrice: 
Giuntina

Sazio di giorni è colui che vive immerso e dentro la propria vita, assaporandola e assorbendola tutta, qualsiasi evento arrivi, come è descritto in alcuni passi della Bibbia.
Sazio di giorni si scopre Orlov, il pittore protagonista dell'ultimo romanzo dello scrittore israeliano Yoram Kaniuk (Tel Aviv 1930-2013): “Sono un pittore vecchio e sazio di giorni, dipingo morti per chi me lo chiede, conscio che anche il committente morirà, che tutti moriranno..(pag.7)”. Orlov si guadagna da vivere dipingendo ritratti delle persone morte cogliendole dal momento immediatamente successivo alla morte fino alla sepoltura, vivendo insieme alla trasformazione del corpo e insieme ai familiari quel tempo; incontra storie di altre persone, cerca attraverso la loro osservazione e quella dell'ambiente architettonico il contatto con il defunto, tentando di ricostruirme e immaginarne l'esistenza, perchè i morti parlano più dei vivi.
La vicinanza con la morte, con gli effetti che produce sul deceduto e sulle persone a lui accanto, avvicina, addomestica alla morte stessa, aiuta a conoscerla finchè si è vivi.
Quando dipingo, divento quello che dipingo, sia pure un albero o una pianta, sono costretto a fondermi con un'altra forma, come se mia madre mi partorisse di nuovo... traduco la morte in colore, tutti i miei morti diventano me e io sono nulla. Nei miei quadri la morte è brutta, ma i miei morti no, loro sono belli... (pagg.33-34)
Orlov alla fine del testo, nonostante abbia creduto per tutta la vita di essere insignificante, non ultimo per questa sua scelta di dipingere morti visto che con altro genere di pittura non ha avuto fortuna, si riabilita scoprendo quanto invece sia apprezzato per le sue qualità artistiche ma soprattutto per aver seguito sempre il suo istinto, il suo cuore, la sua inclinazione, con una coerenza che ad altri è sembrata vana. “Non sono che un quasi pittore che non dipinge bene, invece di punto in bianco le mie opere hanno un estimatore. Dipinti che nessuno ha mai stimato, neppure io, che di pittura me ne intendo. Mai, mai sono riuscito a riprodurre quello che desideravo dipingere. Dipingevo quello che non potevo.(pag. 89)... Può un disegno essere verità? Arte, scienza, tutto è temporaneo, mai assoluto, tutto è “quasi”, quasi vivo, quasi morto. (pag. 39)
A fare da collante alla storia, l'incontro con Magda, la vedova che gli ha chiesto di dipingere il marito morto. Durante le sedute pittoriche, il racconto delle vite personali approfondisce la loro conoscenza, la amplia, fino a restituire senso alla vita di Orlov, recuperando un sereno rapporto con il proprio figlio e sentendosi finalmente sazio dei giorni della vita trascorsa.

Autore recensione: 
Luciana Coèn
Voto: 
7
Père Lachaise 5Le cure palliative per i pazienti non oncologiciCripta dei baciniArs MoriendiL'autoreEpitaffio ParacelsoMorire a casaLa vecchia e il bambino